domenica 15 marzo 2015

Il costume europeo


Uno dei migliori libri di lingua al mondo è Il piccolo principe. È stato tradotto anche alle lingue più piccole, e quasi tutte hanno anche una versione audio. Nella struttura, come se fosse stato realmente inteso per un libro di lingua, si muove dal semplice verso il complesso. Nell’esercito, per ammazzare il tempo che camminava a passi di lumaca, ho imparato il francese da esso, e tuttora so a memoria i suoi primi capitoli. Più tardi l’ho usato per imparare il cinese, per praticare il persiano, nella bella traduzione e presentazione del grande poeta moderno Ahmad Shamlou, e per insegnare l’italiano. L’ho in diverse traduzioni, tra cui il dialetto viennese, il basco, l’accento romanesco e la versione assira. Ma in qualche modo non l’ho mai avuto in turco. Non che sarebbe difficile da ottenere. Alla fine dell’anno scorso è scaduto il diritto d’autore delle opere di Saint-Exupéry, che sparì nel 1944, e nei primi giorni di gennaio trenta editori turchi hanno pubblicato il libro in nuove traduzioni, in più di 130 mila copie. L’edizione più economica si offre per 1 lira, a meno di mezzo euro.


Se qualcuno ha bisogno di un Küçük Prens in turco, lo compri ora. E non solo per il prezzo, ma anche perché – come Kaya Genç sottolinea nel suo blog – questa è la prima edizione che finalmente risolve un errore di traduzione radicato per settant’anni. L’errore è accidentalmente appunto in quel capitolo, dove l’autore parla dei turchi, come segue:


«Ho serie ragioni per credere che il pianeta da dove veniva il piccolo principe è l’asteroide B 612. Questo asteroide è stato visto una sola volta al telescopio da un astronomo turco, nel 1909.

Aveva fatto allora una grande dimostrazione della sua scoperta a un Congresso Internazionale d’Astronomia. Ma in costume com’era, nessuno lo aveva preso sul serio. I grandi sono fatti così.

Fortunatamente per la reputazione dell’asteroide B 612, un dittatore turco impose al suo popolo, sotto pena di morte, di vestire all’europea. L’astronomo rifece la sua dimostrazione nel 1920, con un abito molto elegante. E questa volta tutto il mondo fu con lui.»



Il «dittatore turco» è naturalmente Kemal Atatürk, il creatore dello Stato laico della Turchia, che nella sua «Legge del Cappello» del 1925 vietò l’uso del fez, del velo e di altri indumenti tradizionali. Tuttavia i dittatori hanno la strana abitudine di non amare di essere chiamati dittatori. Nella Turchia esiste ancora la legge, che punisce l’offesa contro Atatürk con carcere fino a tre anni. È comprensibile, quindi, se i traduttori hanno finora evitato questo termine.

Ahmet Muhip Dıranas, il traduttore turco di Baudelaire, che nel 1953 per primo tradusse Il piccolo principe per la rivista Çocuk ve Yuva (Bambino e Casa), fondata per sostenere i bambini orfani dei soldati della prima guerra mondiale, cercò di prevenire il dispiacere degli orfani, che a quel tempo erano già oltre quaranta, nel modo seguente:

«Fortunatamente i turchi hanno cominciato di vestirsi come gli europei, in seguito alle direttive di un grande leader…»

La traduzione prossima, preparata nel 1995 da Tomris Uyar e Cemal Süreya, lo formula in una maniera leggermente diversa:

«Un giorno, un leader turco perentorio ha pubblicato una legge: d’ora in poi tutti devono vestirsi da europei, e gli altri condannati a morte.»

La traduzione del 2015, scrive Kaya Genç, già rende esattamente la frase originale franceses. «Nessuna denuncia si è ancora registrata», conclude il suo post. Tuttavia, nella realtà non è esattamente così.


Una protesta ufficiale è stata fatta contro il libro, e non dall’esercito chiaramente laico, neanche da qualche impegnato fan club di Atatürk. Il sito del sindacato turco dei lavoratori d’istruzione e scienza ha pubblicato la richiesta di rimuovere il libro, che contiene la parola vietata, dalla lista dei libri consigliati per la scuola dal Ministero della Pubblica Istruzione.

I dittatori hanno la mano lunga, e cercano anche da lontano di prevenire che le cose siano chiamati ciò che sono. È appunto così che si rivelano di essere ciò che sono.

Vignetta di Selçuk Erdem

Continuazione…

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