Un sogno d’infanzia. Neve appena caduta, una passeggiata sulla collina al crepuscolo, sulla neve scricchiolante, la luce dei candelabri che si dissolve come il panino tenero, il suono della neve che cad giù dai rami. Un sogno che diventa sempre più irreale con il riscaldamento globale, e che si realizza solo in pochi posti. In Gerusalemme, per esempio, dove Két Sheng / Gyuri ha fotografato la scena seguente:
Che possono fare i paesi poveri di neve? Prendono in prestito le loro cartoline di Natale da paesi ricchi di neve. Come lo fa Canada, da dove in novembre abbiamo ricevuto questo messaggio:
Lavoro per un’organizzazione non-profit in Canada. Ho visto una bella foto nel vostro blog, che mi piacerebbe di utilizzare per la nostra cartolina di Natale. Mi darebbero il permesso?
Certo.
Solo i più cavillosi possono chiedere perché The Centre of Israel & Jewish Affairs manda una cartolina di Natale. Infatti, Hanuka e Natale si coincidero esattamente in questo anno. E per rendere l’ecumenismo ancora più completo, io ho ricevuto questa cartolina esattamente oggi, nel giorno del Natale ortodosso, da Gyuri, che ne ha ricevuto un mazzo dal Centre in omaggio. Così la trasmetto ai nostri lettori finché la festa dura.
L’inverno è plumbeo, il sole è oscurato da dense nubi lattiginose. La giornata è breve, appena un battito di palpebra celeste. La vita si restringe, si volge verso l’interno, s’inviluppa in se stessa, rinsecchita da un freddo spaventoso, senza amore.
Quando ci troviamo al fine anno, ci chiediamo se abbiamo succhiato tutta la dolcezza di ogni giorno, se abbiamo trovato abbastanza momenti degni del nostro album personale? Be’, forse di tali momenti non si può mai trovare abbastanza.
I freddi venti d’inverno e la voce rauca dei corvi che si raccolgono, portano a portata d’orecchio l’agonia dell’anno che passa. Ma non importa, quanti frutti maturi ne abbiamo raccolto, un anno più giovane, più ansioso aspetta oltre la soglia, pieno di possibilità che non possiamo prevedere.
Ieri mi è capitato di essere nel centro vecchio di Praga. Tante volte passo settimane senza andare là; la maggior parte di ciò che ho bisogno la trovo più facilmente vicino a casa. Ma ieri ero là, ho finito la mia faccenda, e sono partito per casa. Cadeva una morbida, leggera neve. Era da tanto tempo che non sono stato vicino al Ponte Carlo (Karlův Most) – in genere preferisco di evitare le folle dei turisti. Adesso però ho pensato di passare Ponte Carlo, per vedere com’è in questa bella nevicata di pomeriggio.
Oggi c’erano pochi turisti. Il gennaio di per sé li tiene a casa, e il maltempo spesso li caccia dalle strade. Cigni remavano sull’acqua fredda della Vltava, gabbiani galleggiavano senza sforzo nell’aria, chiamandoci con strilli penetranti. Le statue del Ponte Carlo, famosi per il loro nero e oro, hanno anche aggiunto bianco al loro guardaroba.
Una giovane coppia ha fatto l’augurio tradizionale, gettando una moneta nel fiume là, dove il 20 marzo 1393 Giovanni Nepomuceno è stato gettato in acqua, con la lingua tagliata, per aver fatto arrabbiare Re Venceslao.
Un turista stava dando da mangiare patatine fritte ai gabbiani.
Era tranquillo e freddo. I cristiani abbrividivano e imploravano Dio come sempre nella loro piccola cella sorvegliata dal grasso, indifferente turco. Mentre attraversavo l’isola Kampa e stavo avvicinandomi all’albergo U tří pštrosů (Ai tre struzzi), dove nel 1714 l’armeno Deodat Ramajan ha venduto il primo caffè in Boemia, anch’io sentivo di aver bisogno di riscaldarmi. Mi sono diretto verso il caffé più vicino per assaggiare la meravigliosa invenzione di Ramajan.
Trio Bayanistov (А. И. Кузнецов, Я. Ф. Попков, А. Ф. Данилов): Дунайские волны, 1940