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lunedì 17 marzo 2014

Un nuovo giorno in Crimea

«Come inizia il nuovo giorno in Crimea?»


«Il giorno, come l’uomo, si sveglia a malincuore. Si guarda attorno con un occhio aperto. Poi lo chiude ancora per qualche istante, finché alla fine decide di uscire…»


«…dal mare, come da sotto la coperta, che lo detiene indietro.”


«Il momento della separazione dall’acqua. Amo fotografare questo momento, quando sembra come se il sole fosse seguito da un altro sole… ma no, è solo un giuoco ottico che dura pochi secondi.»


«Emerso dal mare, il sole lentamente sorge sopra le gride sempre più forti dei gabbiani. I colori magici lentamente scompaiono, per tornare di nuovo al crepuscolo.
Un nuovo, ordinario giorno inizia in Crimea.»


Foto e testo di questa mattina di Sergei Anaškevič

venerdì 20 settembre 2013

La strada per Ciufut-Kale


In preparazione al nostro viaggio di fine ottobre alla Crimea, Lloyd infila su un percorso e illustra con le sue foto del suo viaggio del 2006 le attrazioni più importanti di Bachcisaraj. Su ciascuno di questi monumenti scriveremo presto anche in dettaglio.

Se a Sebastopoli si prende l’elektrichka che parte verso nord-ovest, dopo circa 50 km si arriva alla città di Bachcisaraj.


Dalla stazione ferroviaria si parte una marshrutka che passa accanto al Palazzo del Khan tartaro


…e oltrepassando anche la moschea della città…


…si ferma al Monasterio delle Grotte Uspiènskii.


Da questo punto si procede a piedi nella campagna polverosa, dove raramente si trova un albero per proteggervi con la sua ombra dal sole vesciche. Dopo una camminata di 2 km (che sembra come almeno 10) si arriva finalmente all’antica città caverna di Ciufut-Kale.


Benché il nome significhi «fortezza ebraica» nella lingua dei tartari, la città fu fondata forse già nel 6° secolo dai bizantini, e poi popolata dagli alani cristiani, parenti dei persiani e antenati degli osseti moderni. Secondo Wikipedia:
Nel 1299 l’orda tartara di Emir Nogai ha fatto irruzione nella penisola di Crimea… [Ciufut-Kale] fu fra le città spogliate. Dopo aver preso la città, i tartari la hanno convertito in una loro base militare. A cavallo del 15° secolo i tartari hanno stabilito artigiani caraimi davanti alla linea di fortificazione orientale, e costruito un secondo muro di difesa per proteggere il loro insediamento. Quindi, si è formata una nuova parte della città.
A Ciufut-Kale rimane una kenasa – cioè sinagoga – dei caraimi…


… così come un mausoleo per una principessa tartara.


Le stazioni principali della strada attraverso Bachcisaraj. Allargare
Per un’altra carta di Bachcisaraj vedere l’atlante della Crimea.

giovedì 29 agosto 2013

Atlante della Crimea


Visto che della Crimea, una delle regioni più belle d’Europa quasi non si trova letteratura fuori dell’Ucraina e la Russia, adesso, come una preparazione al nostro viaggio, cominciamo a caricare qui alcuni materiali utili. Si comincia con la carta dettagliata della Crimea. Cliccando sule due carte globali, le sezioni si aprono in un’altra finestra, quelle di tutta la penisola (3-16) a 1:300,000, e quelle della turisticamente più interessante costa meridionale (17-23) a 1:60,000. Nelle sezioni 3-16 piccole stelle rosse indicano i più importanti monumenti storici e attrazioni naturali. Presto includeremo le singole sezioni – cominciando con le più eccitanti 14-15-16, la scena principale del nostro viaggio – in modo che spostando il mouse sopra le stelle rosse, si apriranno le loro piccole foto e brevi descrizioni in una finestra flottante. Questo sarà seguito dalle carte delle città della penisola. Tornate presto a vederlo.

La Crimea per sezioni

Le città della Crimea


lunedì 26 agosto 2013

Venite con noi alla Crimea!


Tra il 27 ottobre e il 3 novembre (da domenica a domenica) invitiamo i nostri lettori alla penisola della Crimea, una delle regioni più belle e delle stazioni estive più eleganti dell’ex impero russo. Arriviamo in aereo da Budapest attraverso Kiev a Simferopol, capitale della Crimea autonoma, e dalle nostre due sedi, una tradizionale pensione tartara a Bachcisaraj e poi una russa a Jalta percorriamo in autobus attraverso l’etnicamente diversificata penisola, ricca sia in monumenti antichi che in affascinanti bellezze naturali. Andiamo in giro alla Bachcisaraj tartara, visitiamo il palazzo dei khan, andiamo a vedere le città di grotte storiche, Chufut Kale, la capitale degli ebrei caraimi e il loro cimitero medievale, Eski Kerman, l’ex centro montano del khanato tartaro, e Mangup, la capitale del regno medievale dei goti nella Crimea. Andiamo a vedere il porto navale russo a Sebastopoli, penetriamo nell’una volta segreta base sottomarina, visitiamo i luoghi della guerra di Crimea, la fortezza genovese di Balaklava, la cappella votiva della famiglia imperiale sulla montaga sopra la spiaggia di Foros, e le rovine dell’antica Chersoneso, il luogo di nascita del cristianesimo russo. Facciamo pellegrinaggio ai monasteri di grotta, fondati principalmente in epoca bizantina, e rinnovati nel 19° secolo, Inkerman, Mangup, il monastero dell’Ascensione, la chiesa di montagna di San Cosma e Damiano, l’armeno Monastero della Santa Croce. Visitiamo i palazzi estivi della famiglia imperiale e della nobiltà russa, dal Palazzo Vorontsov a Miskhor al Palazzo di Livadia a Jalta, nel quale si è organizzata nel 1945 la famosa conferenza. E facciamo molte gite in montagna, dalle bizzarre colonne di basalto della Demerdzhi attraverso il picco di Ai-Petri che emerge a 1.200 metri di altezza sulla costa, alle formazioni di roccia della Riserva Naturale Karadagh.

Fino alla partenza cerchiamo di presentare la penisola in dettaglio sulla nostra pagina di raccolta di Crimea in continua espansione.

Costi previsti: 460 euro, che comprende l’alloggio, l’autobus e la visita guidata. Termine ultimo di registrazione e pagamento: 29 agosto, giovedì. Il costo indicato non comprende il prezzo del biglietto d’aereo, che ora, se lo compriamo in tempo, è circa 200 euro (Budapest-Kiev-Simferopol e ritorno). È possibile registrarsi tramite il solito wang@studiolum.com, dove forniamo anche informazioni ulteriori e il programma completo.



mercoledì 21 agosto 2013

BBC News

Notizia in primo piano nell’odierno BBC Culture Best of the Web: Poemas del río Wang.




• BBC: The Ancient Origins of the Starbucks logo
• Poemas del río Wang: Il post originale

domenica 18 agosto 2013

Mutazioni

Dea con gambe di serpente (forse la Mixoparthenos). Lamina d’oro, lavoro greco, metà del  4° sec. a.C., dal Kul Oba kurgan, da qui

Gli sciti, questi cavalieri nomadi di origine iraniana (il loro più vicino vivente relativo di lingua è l’osseto, che appartiene al gruppo orientale dell’iraniano nuovo) è apparso intorno al 7° secolo a.C. a nord del Mar Nero, e spodestando i cimmeri, hanno presto occupato la regione tra i Carpazi e il Caucaso. Alla fine del medioevo la loro memoria – insieme con quella dei sarmati e degli unni – ha sopravvissuto solo in oscuri miti d’origine dell’Europa centrale. Per l’Europa antica e medievale il loro nome significava per lungo tempo tutti i popoli nomadi provenienti dall’Oriente in generale (benché in questo senso anche la formulazione di Erodoto non è molto chiaro), e la versione accadica (askuza/iskuza), che si è poi trasmesso all’ebraico biblico nella forma אשכנז ashkenaz, indicherà più tardi gli ebrei dell’Europa centrale nella diaspora.

Ma quando appaiono, sono loro i «primi barbari» nella storia dell’Europa, il primo popolo nomado asiatico descritto in dettaglio da fonti occidentali, in particolare da Erodoto. I customi attribuiti agli sciti, riportati anche da Erodoto nel quarto libro della sua Storia (come per esempio la preparazione di coppe dai crani dei nemici) diventano più tardi topici della letteratura antica e medievale, e li ritroviamo anche nelle desscrizioni di altri popoli nomadi provenienti dall’Est.

La Mixoparthenos dal lapidario di Kerch.
Dall’attuale grande mostra sulla Crimea nel LVR-Landesmuseum di Bonn

Erodoto narra vari miti d’origine scita, fra cui uno gli è stato detto «dai greci che vivono lungo il Ponto». Questa storia dice che Eracle, mentre guidava il bestiame di Gerione nel territorio della futura Scizia, ha perso i suoi cavalli in una tempesta di neve. In cerca di essi è arrivato a una terra chiamata Ilaia, dove in una grotta ha incontrato la Mixoparthenos, la regina della regione. L’essere, il cui corpo superiore era di femmina, ma il corpo basso di serpente, gli ha fatto sapere che i cavalli li aveva lei, ma in cambio del loro ritorno l’eroe ha dovuto dormire con lei. Ercole infine genera tre figli – Agatirso, Gelone e Scite – alla Mixoparthenos, e le dice, che colui che sarà capace di piegare l’arco del padre e mettersi la sua cintura, meriterà di essere il re della regione. Questo sarà il figlio più giovane, Scite, antenato dei re della Scizia, mentre i sciti, «per commemorare la coppa appesa alla cintura di Eracle, tutt’oggi indossano coppe sulle loro cinture».

L’ottavo compito di Eracle: cogliere i cavalli antropofagi del re tracio Diomede. Moneta di Sauromate II, re di Bosforo, 2° secolo d C. Fonte

La creatura sireniforme di questa storia mista, che include sia elementi greci che orientali, come Neal Ascherson sottolinea, presto diventa il simbolo del Regno del Bosforo dalla cultura mista, greco-scito-tracia, che abbracciava le colonie greche lungo la costa settentrionale del Mar Nero, e della sua capitale Pantikapaion (oggi Kerch), fino alla sua distruzione nel 4° secolo d.C. Ma Ascherson menziona anche una sopravvivenza ancora più interessante della Mixoparthenos:

«Ma la Mixoparthenos ha sopravvissuto anche in un altro modo del tutto pratico. È diventata una maniglia. Il suo corpo snello, curvando verso l’esterno ma poi di nuovo ricurvando alla testa e alle gambe di serpente, è divenuto l’ansa ornamentale indurita sul cerchio delle tazze di ceramica, rivettata o saldata ai vasi di bronzo o di vetro. È rimasta senza nome, ma utile per molto tempo dopo che la sua città era bruciata e i suoi figli hanno lasciato la storia.

Sconosciuta, la Madre dei Sciti vive ancora in mezzo di noi. L’altro giorno, in una delle vecchie stazioni ferroviare asburgiche a Budapest, ho sentito qualcosa di insolito mentre ho aperto la pesante porta doppia della biglietteria. Nella mia mano c’era, in ottone indossato lucide da milioni di viaggiatori, il corpo di una donna nuda, diviso sotto l’ombelico in due serpenti arrotolati.» (Neal Ascherson: The Black Sea)


Non a Budapest, ma assomiglia. La maniglia della porta del Virginia Center for Architecture, di qua

Ma ho cercato in vano le sue tracce nelle stazioni ferroviarie di Budapest, non ho ritrovato la Mixoparthenos. La maniglia vista da Ascherson è stato probabilmente sostituita. Ma anche così non è scomparsa senza lasciare traccia. Anche se la sua figura si è fusa con il sirene comune (più precisamente, con quella a due code, la Melusina), la matriarca scita con due gambe di serpente ancora si può vedere oggi, e addirittura in un luogo molto insolito, nel logo dei caffè Starbucks.

La sirena del logo di Starbucks è diventato gradualmente sempre più «timido». Vedi su questo l’articolo di Michael Krakovskiy, nato a Odessa.

mercoledì 14 agosto 2013

Crimea


Patrimonio di Bachcisaraj

Un venditore di fagioli tartaro sul mercato di Bachcisaraj, anni 1920. Foto di Useyn (Hussein) Bodaninsky. Dalle foto d’archivio del museo tartaro di Bachcisaraj, vendute su cartoline.

Quando il Khanato Tartaro di Crimea, a seguito della guerra russo-turca del 1768-1774, fu annesso alla Russia, la penisola era prevalentemente abitata da tartari, con popolazioni minore greche e armene nelle città costiere. Ma la loro proporzione è gradualmente diminuita nei prossimi due secoli. Molti di loro – secondo alcuni, la metà dei tartari – sono fuggiti in Turchia durante la guerra russo-turca e la guerra di Crimea, mentre il governo ha iniziato di stabilire nella Crimea sia russi che cristiani in fuga dai Balcani: bulgari, valacchi e greci. Nell’Ottocento sia il governo russo che la chiesa ortodossa hanno sottolineato e promosso il passato greco e bizantino cristiano della penisola, e anche la serie di splendidi palazzi nobiliari e imperiali lungo la costa meridionale da Sebastopoli a Yalta ha rafforzato il carattere russo della Crimea.

Il risveglio della cultura tartara si è iniziato negli anni 1880, principalmente a causa di İsmail Bey Gaspırali (in russo Gasprinsky, 1851-1914) da Bachcisaraj, che ha dedicato tutta la sua vita alla modernizzazione dell’istruzione e della cultura tartara, e alla solidarietà tra i popoli turchi in Russia. L’influente rivista Terciman (Interprete, 1883-1918), fondata da lui, ha raggiunto tutti i popoli turchi dell’impero, divenendo ovunque una forza trainante della cultura locale. Come lo ha scritto il necrologio di Gaspırali, pubblicato nel numero 202 (1915) della rivista:

«Sí, la Terciman è la nostra letteratura nazionale, la nostra istruzione nazionale, il tesoro della nostra storia nazionale moderna. Abbiamo una biblioteca pubblica nazionale? Abbiamo un museo pubblico nazionale? Abbiamo un’accademia pubblica nazionale? Quello che abbiamo sono i ventitre volumi della Terciman. Questo è il nostro grande tesoro nazionale.»

A destra: İsmail Bey Gaspırali. A sinistra: Vignetta dalla rivista satirica Molla Nasreddin: Gaspırali (con la Terciman e il moderno abbecedario tartaro nella mano) di fronte ai nemici del progresso.

La creazione delle istituzioni elencate nel necrologio è divenuta il compito della generazione dopo Gaspırali. Tra queste, la creazione di un museo tartaro è stato intrapreso da Useyn (Hussein) Bodaninsky (1877-1938). Figlio di un insegnante tartaro, si è laureato anche lui presso la facoltà di formazione per insegnanti tartari a Simferopol, cioé Akmescit. Dal 1895 al 1905 ha studiato a Mosca presso la famosa Università d’Arte e Industria, fondata nel 1825 dal barone Stroganov, poi ha trascorso alcuni anni a Parigi, diventando tra il 1911 e il 1916 un rinomato e ricercato interior desiger e decoratore in San Pietroburgo. Nel 1916 è tornato nella Crimea, dove è stato nominato direttore del Palazzo del Khan a Bachcisaraj. Qui ha fondato il museo tartaro, che ancora oggi funziona nel Palazzo.

Nei primi anni 1920 Bodaninsky e i suoi colleghi sono stati i primi a raccogliere materiale etnografico e storico dei tatari di Crimea. Lo hanno realizzato con un tale sforzo, come se sapessero che non avevano molto tempo. Hanno effettuato una lunga serie di scavi archeologici nelle città rupestri abitate dai tartari nel 16° secolo e nelle ex cimiteri, e hanno sistematicamente fotografato i tradizionali villaggi, artigianato, feste e costumi dei tartari. Nelle loro foto si riconoscono ancora i tratti principali della Bachcisaraj moderna, ma senza queste foto non si potrebbe più concepire la vita di una volta in questa città, il centro culturale dei tartari di Crimea.

Bakhcisaraj, anni 1920

Nel 1934 Bodaninsky è stato dimesso dal museo. Negli anni successivi ha vissuto da opere decorative a Mosca e Tbilisi. È là che fu arrestato, e il 17 aprile 1938 giustiziato a Simferopol su accuse inventate. Il luogo della sua tomba è sconosciuta, e non è mai stato riabilitato. Il 18 maggio 1944 l’intera popolazione tartara di Crimea fu deportata in Uzbekistan, dove nei primi due anni quasi la metà di loro sono morti. Le loro case sono state occupate da nuovi coloni russi e ucraini. Dalla loro cultura materiale ci è rimasto solo quanto Bodaninsky e i suoi colleghi sono riusciti a raccogliere in due decenni, e quanto si vede in queste immagini.

Conciatore, Bachcisaraj, anni 1920


Filatore, Bachcisaraj, anni 1920


Tessitore, Bachcisaraj, anni 1920


Tessitore, Bachcisaraj, anni 1920