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domenica 3 gennaio 2016

Figlia del 21º secolo

Una bambinao dal 21º secolo. Scritto da K. Buličov, disegnato da K. Bezborodov

Nel’anno nuovo si guarda indietro nel passato per un momento. E si scopre che il passato guarda indietro a noi. Questa diapositiva sovietica dal 1977 predisse agli spettatori contemporanei come una bambina vive nella Mosca intergalattica del 21º secolo, Alisa nel Paese delle Meraviglie.

Nela Mosca del 21º secolo vive una bambina, Alisa. Cerchiamo di volare avanti nel tempo e far conoscenza di questa bambina. Chissà sia la bis-bis-bis-bisnipote di uno di voi…

Suo padre è un biologo che ricerca esseri extraterrestri, sua madre progetta case su altri pianeti. E la bambina è una ragazza normale di Mosca, che, come tutti gli altri, tiene nella sua stanza un bassotto, due gatti, un riccio, e una mantide religiosa dal pianeta Marte, e dal Sirio ha ricevuto una šuša dagli orecchi grandi, un reale vivente čeburaška, che lei insegna a parlare e leggere in russo. Un sogno attraentissimo per quelli di noi, che in quel momento – voglio dire, non nel 21º secolo, ma nel 1977 – siamo cresciuti su Gerald Durrell e il dottor Dolittle – Doktor Aybolit –, desideravamo lo stesso, e ci preparavamo di essere esobiologi nel 21º secolo, se mai ci sarà tale secolo.

Il padre di Alisa – Professor Seleznev – è il direttore dello zoo di Mosca, dove ricerca gli animali della Terra e del cosmo

Sì, qualcosa di simile…

Tuttavia, se si guarda indietro dopo quaranta anni, la cosa più interessante in questo alternativo secolo 21º non sono gli animali extraterrestri, neppure le città ottanta piani. E nemeno il grande sogno che si è realizzato, la produzione di arancie e banane nel kolchoz di Podmoskovje (anche se sarebbe probabilmente più redditizio importarle per razzo da Tau Ceti, ma comunque – sono nostre!) Ma il fatto che, nonostante lo scenario astronauta, nella vita di tutti i giorni non è cambiato nulla, tutto va avanti come nel 1977. Proprio come nelle cartoline di un secolo fa che avevano sognato degli anni 2000, quando la vita va esattamente come nel bell’èpoque in mezzo dello scenario di Jules Verne. Non oso nemmeno di considerare come irrimediabilmente antiquato si troverà l’immaginario e lo stile di vita di Star Wars nel periodo in cui quell’epopea si svolge.

Forse c’è una sola cosa che davvero si è cambiato: l’aspetto degli scienziati. Invece del tipico apparatchik–capoistituto alcolico dal collo taurino e i docenti arroganti e servili dell’epoca tardo Brezhnev, nel 21º secolo finalmente tutti gli scienziati hanno assunto espressioni faciali intelligenti che testimoniano un interesse reale e competenza nella loro materia. E se per nessun altro motivo, già per questo valeva la pena di aspettare a questo meraviglioso ventunesimo secolo.


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lunedì 7 luglio 2014

Il mare ceco


Lahvová pošta, messaggio in a bottiglia. Sembra quasi assurdo che tale termine sia stato creato anche in una lingua, nella quale è impossibile incontrare una cosa del genere. La natura ha rifiutato il mare alla Cechia. Era dunque il compito della letteratura di regalarle uno, come lo fa Shakespeare nel Racconto d’inverno, e Radek Malý nelle sue recentemente pubblicate poesie per bambini, Moře slané vody, Mare di acqua salata.

Zavřete oči.
Slyšíte, jak šumí?
Nadechnĕte se té vůnĕ.
Zašeptejte:
Čechy leží u moře.
Chiudi gli occhi.
Senti, come mormora?
Inspira il suo profumo.
Sussurra: La Boemia
giace sul mare.


Come nativo di un altro paese senza sbocco sul mare, capisco appieno il desiderio verso il mare, come si cerca di immaginare sul modello del cielo azzurro quell’altro infinito, come si sogna conchiglie, navi, isole, come si prepara in Kőbánya a diventare un marinaio, e, infine, il primo incontro.

První vzpomínka

Oči
mám plné
veliké slané vody

Objala zemi kolem pasu

Plujeme
La prima memoria

Gli occhi
mi sono pieni
della grande acqua salata

Essa si cinge la vita con la terra

Nuotiamo


Blessed shore, dice Shakespeare della costa ceca, e così è davvero. Ma anche aggiunge: unpathed waters, undreamed shores, il che non può essere vero, poiché appare così spesso nei sogni, se la percorre tante volte.

O cestĕ

Zeptej se moře na cestu
Řekne ti: všechny cesty jsou tu
Vítr tĕ vezme do všech koutů
a není snadné nalézt tu
jednu
která
nevede ke dnu
nekončí včera
nevede k zemi lidožroutů

Ale já ji najdu, tati
najdu ji, a pak se vrátím
Sulla via

Chiedi il mare sulla via
ti dirà: qui sono tutte le vie
il vento ti porta a ogni angolo
ma non è facile trovare
quell’unica
la quale
non ti porta nel profondo
non finisce ieri
non ti porta nel paese dei mangiatori di uomini

Ma, papà, io la troverò!
La troverò, e poi ritornerò


Ciò che è bello in queste poesie per bambini, è che esse non sono banali, o artificiali, o penosamente divertenti, come la maggioranza delle poesie scritte da adulti per bambini. Esse sono spaziose e personali e da proseguire, come il mare, come il sogno. E questi due si fondono sulla costa ceca.

Velrybo velrybičko

Vidĕl jsem velrybu
bylo to ve snu
byla jak ostrov Byla noc

Dlouze se dívala
až na dno klesnu
pak připlula mi na pomoc

Dokud jsou velryby
nebudem sami
na moři ani za noci

Ale až nebudou
co bude s námi?
Kdo připluje nám pomoc?
Balena, balenina

Ho visto una balena
era in sogno
era come un’isola. Era notte

guardava a lungo
nelle profondità
poi ha nuotato per salvarmi

Finché ci sono le balene
non saremo soli
sul mare, né nella notte

Ma una volta non ci saranno più
che sarà con noi?
Chi nuoterà per salvarci?


Anche le illustrazioni, da Pavel Čech, sono come dei sogni. Come i sogni dei bambini: un po’ di sale, un po’ di inchiostro, un bacino d’acqua – l’infinito mare. E come i sogni cechi. Di fronte al muro scrostato, al telaio logoro, chi non riconoscerebbe il bacino di Josef Sudek, e da ora in poi, chi non vedrà nel bacino e nei bicchieri di Sudek il mare di Pavel Čech?







domenica 6 ottobre 2013

Transizione: Giochi

Illustrazione di Shaun Tan dall’Arrival

Ieri abbiamo illustrato con quest’immagine la deprimente storia d’immigrazione, assurdamente presentata come un gioco per bambini. Ma non si può inventare niente di più assurdo che la vita reale. Quasi un centinaio di anni fa, tale immagine è stata già utilizzata per illustrare un vero gioco per bambini.

Guerra chimica. Gioco da tavolo sovietico per bambini, di A. V. Kuklin. Editore Statale, 1925
Vedi il nostro post sui primi giochi da tavolo sovietici per bambini

sabato 5 ottobre 2013

Gioco



Karpatt, Un jeu (Un gioco). Dal CD Sur le quai (2011)

Maman m’a montré un jeu quand j’étais tout p’tit
Tu vas voir c’est très marrant on va changer d’pays
Chez nous c’est pas facile, notre cabane est en bois
On va prendre un bateau y a pas d’place pour papa
C’était très rigolo les gens jouaient à tomber dans l’eau
Je sais qu’ils faisaient semblant, je l’sais j’suis pas idiot
Mamma mi ha mostrato un gioco, quando ero piccolo:
vedrai com’è divertente, cambiamo paese
la vita non è facile qui, la nostra capanna è di legno
prenderemo una barca, non c’è posto per papà.
È stato molto divertente, la gente giocava a cadere in acqua
ma io sapevo che stavano fingendo, non sono stupido.


Maman m’a montré un jeu quand j’avais mal au ventre
Tu vas voir c’est très marrant on va jouer à attendre
Quand on s’ra arrivé tu mangeras tout les jours
On gagnera plein d’argent pour faire venir papa un jour
De l’autre côté d’la mer, on a couru sur une plage
Y avait les sirènes de police on s’est caché sous les branchages
Mamma mi ha mostrato un gioco, quando avevo mal di stomaco
vedrai com’è divertente, giochiamo ad aspettare
quando si arriva, mangerai ogni giorno
guadagneremo un sacco di soldi per portare papà un giorno.
Sull’altro lato del mare siamo corsi sulla spiaggia
c’erano le sirene della polizia, ci siamo nascosti sotto gli alberi.


Maman m’a montré un jeu faut s’trouver un abri
Tu vas voir c’est très marrant on va camper la nuit
Y avait plein d’gens comme nous qui jouaient à cache-cache
On s’est fait une cabane dans un tuyau avec des vaches
Et puis toute la journée on attendait près des feux rouges
On lavait les voitures toutes les voitures avant qu’elles bougent
Mamma mi ha mostrato un gioco, dobbiamo trovare rifugio
vedrai com’è divertente, campeggeremo di notte
C’era molta gente come noi che giocava a nascondino,
abbiamo fatto una capanna in un campo con le mucche.
Poi aspettavamo tutt’il giorno al semaforo rosso,
dovevamo lavare tutte le macchine prima che partissero.


Maman m’a montré un jeu faut s’trouver d’l’argent
Tu vas voir c’est très marrant faut tendre la main aux gens
Elle rentrait pas souvent, elle travaillait le soir
Elle se faisait très belle pour attendre sur un trottoir
Moi j’aimais pas trop ça quand elle montait dans les voitures
Avec des gars bizarres qui lui faisaient des égratignures
Mamma mi ha mostrato un gioco, dobbiamo trovare soldi
vedrai com’è divertente, devi solo tener la mano alla gente
lei tornò di rado, ha lavorato di notte
si è fatta molto bella per aspettare su un marciapiede.
Non mi piaceva quando si è seduta nelle macchine
con ragazzi strani che le hanno fatto graffi.


Maman m’a montré un jeu faut s’trouver des papiers
Tu vas voir c’est très marrant on va jouer à s’cacher
Les flics nous on trouvé ils ont cogné sur nos têtes
Je savais bien qu’c’était qu’un jeu alors j’ai pas fait la mauviette
J’ai pas pleuré quand on nous a attaché dans l’fond d’un avion
J’ai compris qu’on avait gagné au grand jeu de l’immigration
Mamma mi ha mostrato un gioco, dobbiamo trovare carte
vedrai com’è divertente, fino allora giochiamo a nascondino.
I poliziotti ci hanno trovati, ci hanno urtato la testa.
Sapevo che era solo un gioco, quindi devo persistere
così non ho pianto quando ci hanno legato su un aereo,
sapevo che avevamo vinto il grande gioco dell’immigrazione.