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martedì 6 maggio 2014

Odessa


A volte sento il bisogno di semplicemente togliere e inserire qui alcune foto dal flusso delle notizie. Non come se potessi aggiungere qualsiasi cosa a ciò che si sta emanando in tali tempi dalla massa delle notizie, blogs, commenti. Piuttosto solo come una pietra miliare. E perché non posso scrivere di qualcos’altro invece di questo, finché tutto ciò di cui potrei scrivere sembra troppo insignificante in comparazione.


Questa era la Piazza Greca, con la Libreria Greca, dove si poteva sfogliare la letteratura recente sulla città, e con piccole birrerie intorno, dove ci si poteva sedere all’aperto anche dopo mezzanotte nella calda e rumorosa notte dall’odore del mare di Odessa. Solo a pochi passi di distanza, a sinistra, è la Gambrinus, dove ancora ogni sera si suonano vecchine canzoni di taverna di Odessa, e quella è già l’angolo del Parco della Città e della Deribasovskaia, l’affollata strada commerciale. Nel sottofondo, il passaggio e magazzino Afisha, dove i manifestanti sono fuggiti, e l’edificio all’angolo, sul quale appena si butta la bomba di fuoco, è l’internet café Smiley, che mi ha aiutato spesso, quando la rete non funzionava nella mia camera.

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Questo enorme tempio del realismo socialista era la sede dei sindacati nel parco Kulikovo, di fronte alla stazione ferroviaria, accanto all’economico hotel giapponese convertito dal vecchio deposito di tram, con le sue piccole nicchie claustrofobiche. Proseguendo lungo le rotaie, il Mulino Medio dalla Vela bianca all’orizzonte di Kataev, e al di là, la Moldavanka, con la statua di Chmelnizkij all’inizio della strada ebraica, e con la casa di Benia Krik e la sua colombaiai di cento anni, più volte descritta da Babel.


Negli ultimi mesi è diventato sempre più tangibile che nell’Ucraina un’era si è conclusa. Questo è diventato definitivo con l’ultima tragedia di Odessa. Il socialismo prolongato, il ritardo di venti anni per diventare adulto, che questa eterna confine di terra ha dormito sopra, mentre non è diventata né Est, né Ovest, e ora si risveglia a quello che l’Est e l’Ovest hanno già deciso separatamente su di lei, come tante volte nel corso della storia. Un mondo irrigidito in sogno, anacronistico e surreale, eppure accattivante. Sono grato che almeno nei suoi ultimi anni mi è stato permesso di vedere qualcosa d’esso, e di mostrarlo anche ad altri.


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lunedì 15 aprile 2013

Odessa


Odessa 1905, with the sites of Río Wang’s posts. Full size

On the Deribasovskaya, at the corner of Rishelievskaya…
The spirit of Odessa
Odessa Tales
The Greek Odessa
The flea market in Odessa
The Moldavanka
Faces from the City Park
Stairways of Odessa
The Fanconi Café’s teaspoon found
Odessa 1931. Color photos by Branson DeCou
Courtyards in the Polish Street
New Year in Odessa
Odessa, the city of marvels
Odessa, ghost city
Odessa, 2 maggio 2014
Travel reports:
Odessa, minute by minute, April 2013
East Unlimited, April 2013
Together in Odessa, October 2012

“Apart from decks, it smelt of acacias, dry seaweed, the camomile in the cracks of the sea wall, and of tar and rust. Occasionally, all these smells were washed away by a special after-storm smell from the open sea. It was quite unlike, and could not be mistaken for anything else. It was as though a girl’s arm, cool from bathing, were brushing my cheek.”
Konstantin Paustovsky, 1920