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venerdì 1 gennaio 2016

Vi auguro libertà


Così iniziano gli auguri di Capodanno del popolare fotoblogger russo Ilja Varlamov. Lui, naturalmente, subito si spiega, affinché nessuno lo fraintenda:

«La macchina è libertà. Senza libertà non andiamo da nessuna parte al giorno d’oggi. Nell’anno nuovo vi auguro buono e comodo trasporto pubblico, sicure infrastrutture di ciclismo, ampi e puliti marciapiedi, zebre corrette, e, naturalmente, strade senza ingorgi, dove si può guidare rapidamente e facilmente. Vi auguro libertà, comfort e sicurezza in tutte le città. Questo non è pura fantasia. Questo sarà sicuramente così, sia a Mosca che nelle altre città.»

Le immagini del post, non privo di sfumature, tuttavia presentano, com’è lontana al momento la realtà  da tali condizioni ideali. Noi invece siamo affascinati – soprattutto dopo il post di Boris Indrikov, dove la bicicletta diventa un simbolo di libertà – dalla prima foto, la bicicletta solitaria sulla strada trascurata, ma deserta, con la prospettiva infinita, nella direzione opposta alla massa di autoveicoli che strisciano o piuttosto stanno fermi nella strada a senso unico. Alla metafora, se volete, si può anche aggiungere che nella data situazione è la ciclista che fotografa le macchine e il contesto, e non viceversa. Questa libertà auguro a tutti voi nell’anno nuovo.

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venerdì 21 febbraio 2014

Ancora più elefanti fascista


Vi ricordate ancora dell’elefante tedesco, che nel 1945 arrivò a Mosca, all’Ugolok Durova come bottino di guerra, insieme al suo custode, e che è stato riconosciuto dai bambini di strada come l’ultimo fascista? Ora, per gentilezza di un lettore russo, duecentocinquanta nuove foto di esso sono stati aggiunti all’EtoRetro, il sito sociale russo per la raccolta di vecchie foto. Queste immagini mostrano bene, proprio come la storia, quanto il custode amava gli animali a lui affidati, e quanto vicino era a loro. E, in questa quantità, mostrano anche come rapidamente anche un tema così insolti sviluppa i suoi comuni tipi iconografici: elefante in mezzo alla folla curiosa, elefante grande con bambino piccolo, e, naturalmente, l’archetipo, il mahout sul collo dell’animale, come era ben noto a tutti dalle illustrazioni litografiche dei libri sulle meraviglie dell’Oriente.


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