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venerdì 8 aprile 2016

Il marinaio ebraico


Pola è una cittadina affascinante nell’Istria, in una baia profonda dell’Adriatico. Ha un anfiteatro romano e un arco trionfale, una piazza principale medievale e un municipio rinascimentale, una fortezza veneziana, un mercato coperto nello stile della Monarchia, e un museo archeologico permanentemente chiuso. E un secolo fa aveva anche un porto militare.

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La mappa di Pola dal Baedeker Österreich-Ungarn del 1910. In alta risoluzione qui. Cliccando su qualsiasi punto, si può sfogliare le vecchie cartoline.

Nel 1859 la marina asburgica ha scelto il porto di Pola per la sua principale base navale e il centro della costruzione di navi. Così rimase fino al 31 ottobre 1918, l’ultimo giorno della guerra, quando un paio di ufficiali italiani, ispirati da D’Annunzio, eseguirono l’atto più eroico della marina italiana, e segretamente fecero saltare in aria nel porto di Pola la corazzata Viribus Unitis, la nave ammiraglia della Monarchia. L’unico neo era che gli eroi non sapevano che la guerra era già finita, e la nave era stata consegnata al recentemente creato stato degli slavi del sud, i cui quattrocento marinai così perirono nell’esplosione.

Questo dimostra anche che l’equipaggio della flotta era sempre stata multi-etnica, come la stessa Monarchia. Oggi in particolare i cechi sentono grande nostalgia per il primo e ultimo mare della loro storia – se non contiamo quello che Shakespeare ha dato a loro –, e nell’anno scorso l’hanno commemorato con una grande mostra e con dei volumi di memorie dei marinai cechi e moravi della Monarchia, di cui riferiremo a breve. Secondo le statistiche, i cechi e i tedeschi esercitavano soprattutto funzioni tecniche e organizzative, la maggior parte degli artiglieri erano ungheresi, mentre i marinai per lo più italiani e croati. Ma abbiamo conoscenza anche di marinai rusini, polacchi e rumeni, e a cavallo del secolo anche quattro ufficiali ebraici hanno servito a Pola. Tuttavia c’era solo un marinaio ebraico nella Monarchia: Aurél Göndör, il popolare attore comico di Budapest.



Aurél Göndör: Héber tengerész (Marinaio ebraico), c. 1909

Tudja rólam mindenki, hogy nem vagyok merész
Leider mégis vagyok én egy héber tengerész.
Tauli * lettem, be is hívtak engemet Pólába
S ott tartottak tengerésznek ebbe a gúnyába

Refr:
Hej, mondd Lipi, hitted-e, hogy tengerész leszel
Hogy életedben a hajón szolgálatot teszel
No de sebaj, nem busulok, sorsom bár nehéz:
Én vagyok az egyedűli Jordán-tengerész.

Hogyha már a kegyetlen sors engem idetett,
Ó, Jehova, hallgasd meg az én kérésemet:
Zsidó vagyok, vitorlázom sima Adrián,
Add meg nékem, Jordán vizén legyek kapitány.

Refr, azzal az utolsó sorral:
…én vagyok az egyedűli zsidó tengerész.

Hogyha járnak dühös szelek, s minden háborog
A hajó kész ringlispíl, amely forog-forog.
Én áthajlok a korláton, s mérgem kiadom
Fájó lelkem ott kóvályog zsidó piacon (?)

Refr:
…én vagyok az egyedűli Jordán-tengerész.

Én Istenem, hogy hiányzik a hajón a nő.
Éjjel csupa tűz a testem, és a fejem fő.
A tengertől ovakodjék Izráel szent népe:
Csak álmában áll előtte Vénusz asszonyképe.

Refr:
Lipi, Lipi, ne busulj, ha letelik időm
Hazamegyek, szabad leszek, lesz is szeretőm
Szőke-barna, mindenfajta, zsidó-keresztény,
Minden leány így kiált: Lipi derék legény!
Tutti sanno che non sono avventuroso
Leider, sono diventato un marinaio ebraico.
Ero tauli, * così mi hanno portato a Pola,
e m’hanno tenuto come marinaio in questo uniforme.

Ritornello:
Dimmi, Lipi, hai mai pensato di diventare marinaio?
o che mai servirai in una nave?
Ma non m’affliggo, anche se il mio destino è pesante:
Io sono l’unico marinaio sul Giordano.

Se già il destino cruele mi ha messo qui,
oh, Geova, ascolta la mia richiesta:
sono ebreo, sto navigando sull’Adria liscia
dammi che diventi capitano sul fiume Giordano!

Ritornello, con l’ultimo verso:
…Io sono l’unico marinaio ebreo.

Quando i venti arrabbiati muovono tutto,
la nave è una giostra che sta girando intorno.
Mi chino oltre la ringhiera, do fuori la mia rabbia,
e la mia anima si raggira nel mercato ebreo.

Ritornello:
…Io sono l’unico marinaio sul Giordano.

Oh Dio mio, quanto mi manca la donna nella nave!
Di notte il mio corpo e testa sono tutto in fiamme.
Il santo popolo d’Israele si guardi dal mare
dove la bella Venere si vede solo nei sogni.

Ritornello:
Lipi, Lipi, non importa, il tuo tempo finirà una volta,
andrò a casa, sarò libero, avrò un sacco di amanti.
Bionde, brune, qualsiasi tipo, ebree e cristiane,
tutte le ragazze gridano: Lipi è un ragazzo bravo!

Non sono sicuro come tradurre esattamente ciò che nell’originale è «jordán tengerész», «marinaio giordano». «Giordano» non può essere il nome di un popolo, come «ebreo» nello stesso verso più tardi. L’autore ovviamente non poteva avere in mente il regno giordano, che divenne indipendente solo nel 1946, e con il quale non si sarebbe neanche identificato. Forse si immagina piuttosto come un marinaio sul Giordano, come lo chiede esplicitamente nella sua preghiera. Questa riferenza mostra il post quem del canzone, l’inizio del secolo, quando sia il sionismo che il cantate hanno raggiunto i loro primi grandi successi. E il fatto che può apertamente dare voce al suo desiderio verso le donne cristiane, si riferisce anche a un triste ante quem, a cui per fortuna non è arrivato. Morì nel 1917, ancora prima dello scioglimento della Pola austroungarica.

È forse lui, Aurél Göndör, in uscita a Pola? (Fortepan)

…e nel servizio?

Il disco di gramofono, pubblicato intorno 1909, è stato digitizzato da Gramofon Online, insieme a vari altri dischi di Aurél Göndör. E ora il Museo ed Archivi Ebraici di Budapest hanno salutato con esso la loro mostra centenaria da aprire domani, sabato sera alle 20:15. La cui visita si consiglia a tutti i nostri lettori. Mazel tov!


domenica 2 agosto 2015

Cartoline rosa 25


Mittente: Károly Timó, 1º Reggimento di Marcia
Indirizzo del mittente: Compagnia Martini, Plotone Bányay
Posta militare 350

CARTOLINA DI CAMPO

Indirizzo: All’Egregia Signorina Antonia Zajác
3º distretto, via Kis-Korona Street 52.
Budapest





Cartoline precedenti (puntini grigi):

Galizia, 25 luglio 1915
Galizia, 14 luglio 1915
Galizia, 12 luglio 1915
Galizia, 6 luglio 1915
Galizia, 25 giugno 1915
Galizia, 10 giugno 1915
Debrecen, 5 giugno 1915
Budapest, 1 giugno 1915
Budapest, 1 marzo 1915
Budapest, 10 febraio 1915
Kecskemét, 30 gennaio 1915
Dukla Pass, 11 gennaio 1915
Felsőhunkóc, 4 gennaio 1915
Sztropkó, 31 dicembre 1914
Budapest, 23 dicembre 1914
Budapest, 21 dicembre 1914
Budapest, 11 dicembre 1914
Budapest, 2 dicembre 1914
Budapest, 28 novembre 1914
Budapest, 27 novembre 1914
Budapest, 18 novembre 1914
Budapest, 27 ottobre 1914
Debrecen, 25 settembre 1914
Szerencs, 28 agosto 1914
Mio caro figlio2 ago

Oggi ho ricevuto la tua tanto attesa cartolina, che ho aspettato con ansia per tanto tempo. Perchè scrivi così raramente? Sembra che ti sentivi bene a Siófok, perché non mi hai mandato nemmeno una cartolina di là, anche se ti ho chiesto. Ma questo non è un problema, spero che da ora lo farai. La cosa principale è che ti sei sentita bene. Io sono ancora bene, ma non vedo l’ora di vederti. Che cosa fa tua madre, è in buona salute? E Veronka e Mariska stanno bene? Ancora nessuna notizia su Feri?

Anche Stefán ha scritto in questa settimana, hanno poco lavoro. Di Kozma e Béla non ci sono notizie. Non hanno scritto nemmeno a loro per lungo tempo.

Per ora non ho altre notizie.

Innumerevoli abbracci e baci da
Károly.

Saluti anche alla gente a casa.

Scrivimi un sacco.



[Numero rotondo. La venticinquesima cartolina rossa all’indirizzo di via Kiskorona 52, a Óbuda, al nord-est di Budapest.

La strada esiste ancora, anche se il tempo ci ha compiuto il suo lavoro incessante.

Andiamo dunque, almeno nell’immaginazione, al luogo, a via Kiskorona, a dove le cartoline rosa erano indirizzate.

Dettaglio della mappa di Budapest, 1:5000

La strada si trova sul lato di monte di via Lajos, che corre parallela alla riva del Danubio. Si ramifica da via Lajos al Királydomb (Collina del Re). Prima si chiamava Kronen Gasse, che fu poi tradotto come Kiskorona (Piccola Corona). La via finiva al lato occidntale della piazza del Santo Spirito, verso via Polgár. In certe epoche tutta la strada o una parte di essa portava il nome del pittore martire Adolf Fényes. (La Collina del Re era una strana formazione. Una collina alta solo pochi metri, con giardini e case stretti che scendevano radialmente dal suo centro. Tra il 1930 e il 1941 gli scavi hanno portato alla superficie l’anfiteatro dei soldati di Aquincum, che era crollato sotto di loro.)

Anche se questa strada non era tanto importante come via Lajos, la strada principale di Óbuda, tuttavia aveva un sacco di piccoli ristoranti, botteghe artigiane, e la famosa fabbrica tessile Goldberger. La via Perc (Minuto), che attraversava via Kiskorona, ha ricevuto il suo nome dagli artigiani del quartiere, i «Mister Minit» del periodo.

Come Ernő Zórád trasformò nei suoi acquarelli il vecchio quartiere del Tabán in una bella collina soleggiata con piccole strade tortuose, così fu idealizzata Óbuda, insieme a via Kiskorona, da Gábor Kássa.

Gábor Kássa: Via Kiskorona

Del numero 52 non abbiamo nessun’immagine, solo della terza casa accanto ad essa. La foto di via Kiskorona 58 deve mostrare una casa simile a quella che scomparì senza lasciare traccia. Perché sarebbe stata differente?


Alla fine degli anni cinquanta e sessanta questa Óbuda era già completamente fatiscente, in modo che non avrà provocato troppa angoscia a distruggerla. I bulldozer sono partiti. Solo una riserva di un piccolo gruppo di case rimase intatto attorno l’ex piazza Korona. L’immagine qui sotto mostra la casa ristrutturata come Museo di Ristorazione, e quella accanto ad essa, nella cui finestra lo scrittore Gyula Krúdy posava per la sua famosa foto. A destra si vede il Club Civile di oggi, e ancora a destra, già lasciando la foto, la casa e atelier di Gyula Knöpfler, il fotografo della strada, la quale fu promossa in una casa per anziani.

Piazza Korona vista da un appezzamento del blocco di appartamenti devastato

Oggi al posto dei numeri pari si vedono interminabili blocchi di appartamenti a dieci piani, e in quello dei numeri dispari, alcune rovine. Nel 14º secolo la regina Elisabetta, vedova del re Carlo Roberto d’Angiò e madre del re Luigi il Grande, fondò qui il convento delle Clarisse Povere. Oggi qui si trovano solo i resti appena visibili.

Stando in piedi su queste mura recentemente innalzate si può immaginare dietro quegli alberi quella casa non esistente, il non plus ultra dei sogni.

P.S. Sì, lo so bene, l’attrezzo nella pittura di sopra non è un bulldozer.]

sabato 25 luglio 2015

Cartoline rosa 24


Mittente: Károly Timó, 1º Reggimento di Marcia
Indirizzo del mittente: Compagnia Martini, Plotone Bányay
Posta militare 350

CARTOLINA DI CAMPO

Indirizzo: All’Egregia Signorina Antonia Zajác
3º distretto, via Kis-Korona Street 52.
Budapest





Cartoline precedenti (puntini grigi):

Galizia, 25 luglio 1915
Galizia, 12 luglio 1915
Galizia, 6 luglio 1915
Galizia, 25 giugno 1915
Galizia, 10 giugno 1915
Debrecen, 5 giugno 1915
Budapest, 1 giugno 1915
Budapest, 1 marzo 1915
Budapest, 10 febraio 1915
Kecskemét, 30 gennaio 1915
Dukla Pass, 11 gennaio 1915
Felsőhunkóc, 4 gennaio 1915
Sztropkó, 31 dicembre 1914
Budapest, 23 dicembre 1914
Budapest, 21 dicembre 1914
Budapest, 11 dicembre 1914
Budapest, 2 dicembre 1914
Budapest, 28 novembre 1914
Budapest, 27 novembre 1914
Budapest, 18 novembre 1914
Budapest, 27 ottobre 1914
Debrecen, 25 settembre 1914
Szerencs, 28 agosto 1914
Caro figlio mio25 luglio

Ho ricevuto con grande piacere la notizia che sei andata in vacanza a Siófok. Non essere triste che stavolta non posso essere con te. Il prossimo anno faremo per essa a Horányi e in altri luoghi. Anch’io considero il tempo che passo qui come una vacanza, anche se è un po’ strano. Ma è tollerabile.

Qui abbiamo un tempo molto bello, che mi ricorda dell’estate scorsa, quei giorni indimenticabili.

Spero che mi invii qualche belle cartoline da lì, per rendere più piacevoli le mie giornate noiose. Altrimenti mi sento bene, che desidero anche a te dal profondo del cuore. Non ti posso scrivere altre notizie.

Baci e abbracci dal tuo amorevole
Károly

se scrivi allora
scrivimi quanto puoi



[Quest’ anno passeranno le loro vacanze a parte.

È un po’ strano, ma l’anno prossimo sarà diverso.

Secondo i piani.]

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Vacanze a Siófok, al lago Balaton, Ungheria, nel 1917. Foto di László Péchy da Fortepan. Non si direbbe che ci sia una grande guerra a pochi centimetri di distanza sulla mappa.



Cartolina successiva: 2 agosto 1915

martedì 24 marzo 2015

Ceci n’est pas une pipe

…ceci est une korn.

“Bretagna. La pipa è buona solo se brucia bene.”. Collection Villard, Quimper. Timbro 5. 7. 1910

Le lingue celtiche raggiunsero la loro massima estensione geografica non nell’antichità, prima della conquista romana, ma, come lo scrive Peter Burke, nell’età delle grandi scoperte. All’inizio del Cinquecento nelle navi inglesi e francesi sull’Atlantico servivano principalmente marinai dalle coste celtiche, da Galles e Bretagna, e quindi il gallese e bretone erano la lingua franca dei marinai nella parte settentrionale dell’oceano, dalla Manica alle Caraibi.

I marinai bretoni raggiunsero sotto la bandiera francese anche la costa brasiliana, e hanno portato per la prima volta il tabacco nell’Europa, insieme con il suo originale nome indiano: betum. La parola fu trasferita dal bretone anche al francese: pétun, pétuner, ʻtabacco, fumare’. Tuttavia è diventata arcaica, e oggi solo la lingua bretone conserva l’originale parola indiana: butun, butunad. La parola tabacco e le sue variazioni nelle lingue europee moderne, che gli etimologisti spagnoli del Rinascimento volevano derivare dalle lingue indiane caraibiche, venne in realtà già nel Quattrocento dall’arabo medievale tabbaq, ʻerba medica’, e quindi raggiunse l’America per il percorso inverso. Come lo scrive Nicolás Monardes nel suo Joyful Newes Oute of the Newe Founde Worlde, tradotto in inglese da John Frampton nel 1577:

«Many haue giuen it [tobacco] the name, Petum, whiche is in deede the proper name of the Hearbe, as they whiche haue traueiled that countrey can tell.»

«Molti chiamano [il tabacco] petum, che è in realtà il nome originale di quest’erba, come chiunque lo può dire, che ha già viaggiato in quel continente.»


L’uso del tabacco è documentato per la prima volta nel 1525 nella Bretagna, e in tutta l’Europa. La prima manifattura di tabacco fu fondata qui, nel porto di Morlaix, dove le foglie di tabacco, importate dal nuovo continente e usate come erba medicinale, erano essiccate, e poi attorcigliate in bastoni a forma di carota – carotte, nel bretone karot. La «carota», che è ancora visible nelle insegne dei negozi di tabacco nella Bretagna, poi era tagliato con il coltello a necessità per la pipa o per essere masticata. La pipa era fatta originalmente dal corno di pecora, ed era chiamata in bretone korn per la sua forma di cono (cornet).

«Non ti disturbo?» – «No.» – «Passami per favore la mia carota di tobacco [tabac en carotte], lasciami riempirmi la pipa.» Donna fumante a Morlaix. Artaud et Nozais, Nantes

Mentre in molte parti dell’Europa del Rinascimento e Barocco il fumare fu «genderizzato», diventando un passatempo maschio, nella Bretagna rimase il mezzo per dissipare la stanchezza e la fame per tutt’e due generi, come nella sua patria originaria. I fotografi francesi, che alla fine dell’Ottocento percorrevano il paese per fare delle foto etnografiche, erano stupefatti alla vista delle vecchie bretoni che fumavano la pipa, e che quindi sono diventate figure di tipi per le serie di cartoline La Brettagne Pittoresque o Types Bretons. Una bella selezione di esse è stata pubblicata da philaevrard dalla sua collezione al foro Cparama, dedicato alle vecchie cartoline francesi.


Klervi Rivière – Marie-Aline Lagadic: Labousig ar hoad. Una gwerz – ballada – in lingua bretone su un marinaio che invita una ragazza a passare a nave insieme a lui nell’Inghilterra, ma la ragazza dice di no. Dal CD Femmes de Bretagne (Le donne della Bretagna, 1996).

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Le cartoline con luogo identificabile sulla mappa della Bretagna

martedì 6 gennaio 2015

Natale bianco


Un sogno d’infanzia. Neve appena caduta, una passeggiata sulla collina al crepuscolo, sulla neve scricchiolante, la luce dei candelabri che si dissolve come il panino tenero, il suono della neve che cad giù dai rami. Un sogno che diventa sempre più irreale con il riscaldamento globale, e che si realizza solo in pochi posti. In Gerusalemme, per esempio, dove Két Sheng / Gyuri ha fotografato la scena seguente:



Che possono fare i paesi poveri di neve? Prendono in prestito le loro cartoline di Natale da paesi ricchi di neve. Come lo fa Canada, da dove in novembre abbiamo ricevuto questo messaggio:

Lavoro per un’organizzazione non-profit in Canada. Ho visto una bella foto nel vostro blog, che mi piacerebbe di utilizzare per la nostra cartolina di Natale. Mi darebbero il permesso?

Certo.



Solo i più cavillosi possono chiedere perché The Centre of Israel & Jewish Affairs manda una cartolina di Natale. Infatti, Hanuka e Natale si coincidero esattamente in questo anno. E per rendere l’ecumenismo ancora più completo, io ho ricevuto questa cartolina esattamente oggi, nel giorno del Natale ortodosso, da Gyuri, che ne ha ricevuto un mazzo dal Centre in omaggio. Così la trasmetto ai nostri lettori finché la festa dura.


domenica 4 gennaio 2015

Cartoline rosa 12


Il 4 gennaio [1915]
Posta militare. 14.
Nome del mittente: Károly Timó, 1° Reggimento d’Infanteria, 5° Battaglione
Indirizzo del mittente: 6a Compagnia, 3° Plotone

Indirizzo: All’Egregia Signorina Antónia Zajác
3° distretto, via Kis Korona 52
Budapest




Cartoline precedenti (puntini grigi):

Sztropkó, 31 dicembre 1914
Budapest, 23 dicembre 1914
Budapest, 21 dicembre 1914
Budapest, 11 dicembre 1914
Budapest, 2 dicembre 1914
Budapest, 28 novembre 1914
Budapest, 27 novembre 1914
Budapest, 18 novembre 1914
Budapest, 27 ottobre 1914
Debrecen, 25 settembre 1914
Szerencs, 28 agosto 1914
Caro figlio mio
Ti faccio sapere che sono in buona salute. Sono appena arrivato qui, ma ho già voglia di essere a casa.
Ora è molto tranquillo qui, e nell’ultimo paio di giorni ci sono state pochissime battaglie. Si dice che c’è una tregua di 21 giorni, e dei negoziati di pace sono in corso, che cosa ne è vero?
Siamo in un villaggio dietro la linea di fuoco, è il terzo giorno che abbiamo un periodo di riposo. Qui non c’è nulla, fiammifero, tabacco, candele, tutto è vuoto, ma non inviare niente perché si perderà lungo la via. Hai ricevuto le altre cartoline? Come stai? Comunque, non ti preoccupare per me.
Abbracci e baci dal tuo amante Károly
Ora puoi già scrivere, attenzione all’indirizzo:
posta militare 14, come sopra


[Verso Natale e Capodanno, i feroci combattimenti intorno a Dukla si chetano per qualche giorni. Nei primi quattro o cinque giorni dell’anno le unità del reggimento vagano attorno a Felsőhunkóc, Ladomérvágás, ancora Felsőhunkóc, Kismedvés, Bátorhegy.

La quiete immediatamente suggerisce ai sodati in trincea la realizzazione dei loro sogni. In attesa di una tregua e negoziati di pace.

La memoria ufficiale del reggimento è leggermente diversa:
«Il 1° Reggimento di Budapest ha iniziato il secondo anno della guerra mondiale con fede in Dio e speranza fiduciosa. Già al mattino presto tutti hanno accolto con gioia la notizia, che il nostro supremo signore di guerra, il nostro monarca dai capelli grigi in ansia per il suo popolo, il nostro Re Apostoico, Sua Maestà Francesco Giuseppe I, così come il nostro Comandante dell’Esercito, Arciduca Federico, e il Comandante del 1° Reggimento, Arciduca Giuseppe, adorato dalle sue truppe, hanno salutato per telegrafo i loro eserciti all’occasione dell’anno nuovo.»

Avrebbero potuto inviare anche qualche fiammiferi e candele.]


La vita in trincea, 1915. Propaganda e realtà.

mercoledì 31 dicembre 2014

Cartoline rosa 11


[31 dicembre 1914]
Nome del mittente: Károly Timó
Indirizzo del mittente: Nagy-Sztropkó

Indirizzo: All’Egregia Signorina Antónia Zajác
3° distretto, via Kis Korona 52
Budapest




Cartoline precedenti (puntini grigi):

Budapest, 23 dicembre 1914
Budapest, 21 dicembre 1914
Budapest, 11 dicembre 1914
Budapest, 2 dicembre 1914
Budapest, 28 novembre 1914
Budapest, 27 novembre 1914
Budapest, 18 novembre 1914
Budapest, 27 ottobre 1914
Debrecen, 25 settembre 1914
Szerencs, 28 agosto 1914
Caro figlio mio
Ti scrivo questa lettera nei Carpazi, alla luce del fuoco di bivacco. Invio i miei auguri di fortuna, che il nuovo anno sia più piacevole di quello passato. Sono qui in un paese vicino alla fontiera. La musica per la cena di Capodanno è fornita dal tuono dei cannoni. Non fa freddo, ma nuotiamo nel fango, il che è un grande problema, ed è molto faticoso. Auguro un felice anno nuovo anche a tua madre e sorelle, a tutta la gente nell’officina, compreso il vecchio.
Ti abbraccia e bacia il tuo amante Károly
Scrivi subito, quando ci sarà il numero del posta militare..


[La macchina riparte.

«Sono qui in un paese vicino alla frontiera. La musica per la cena di Capodanno è fornita dal tuono dei cannoni. Non fa freddo, ma nuotiamo nel fango…»

Che cosa si può aggiungere a questo?

«Sztropkó (Stropkov), cittadina nel distretto omonimo nella contea di Zemplén. 2585 abitanti slovacchi, tedeschi e ungheresi (1910). Il suo ex castello esisteva dal secolo 14° fino al 1675; ora solo una parte del lato orientale sta ancora. La chiesa, sviluppata dall’ex cappella del castello, ha diverse notevoli opere d’arte: candelieri di ferro (sec. 14°o), piviali (sec. 16°). I signori del castello erano le famiglie Keglevics, Perényi, Sztáray, Vécsey, e Gersei Pethő. Nel 1760 il giovane principe Lubomirski di Polonia fu accompagnato al Castello di Munkács attraverso Sztropkó. Il paese ha sofferto molto durante l’incursione russa del 1914-1915. Cfr. Ede Unghváry, Adatok Sz. mezőváros és várának történetéhez [Dati alla storia della cittadina di Sztropkó e suo castello] (Adalékok Zemplén vm. történetéhez 1897. 1–4.) (T. Cs.-Szl.)» • Révai nagy lexikona [Grande Enciclopedia del Révai], XVII, 757]



Tracce della devastazione dall’incursione russa nelle contee Sáros e Zemplén, negli insediamenti intorno a Sztropkó. Fotografie della relazione di Kornél Divald, inviato nel maggio del 1915 a valutare i danni. Pubblicate dal Klub Vojenskej Histórie Beskydy. La relazione cita fra i monumenti distrutti, al numero 68, anche la chiesa medievale di Sztropkó.

A fine anno del 2014, che passa nel segno della posta militare, questo post è probabilmente l’ultimo, quindi auguriamo un Felice Anno Nuovo a tutti i lettori!

Cartolina successiva: 4 gennaio 1915