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venerdì 25 settembre 2015

Abraham Ganz al Hindukush

Широка страна моя родная, Russia è un paese ampio, c’è spazio in essa per ogni popolo. Come Araz ha selezionato nel post di ieri le foto dell’Azerbaigian dal fotoprogetto della Russia imperiale di Sergej Prokudin-Gorskij, così ho cercato e trovato anch’io almeno due foto connesse con l’Ungheria fra le 1902 foto a colori digitalizzate dal Library of Congress.

Una ricerca per «Ungheria» nel database produce una sola foto. La sua didascalia originale non è sopravvisuta, ma sul consiglio dell’ingegnere elettrico Paul Cooper e dell’esperto militare di politica esterna Martin Chadzynski i bibliotecari l’hanno provvista con questo titolo:  «Alternatori prodotti a Budapest, Ungheria, nella sala di produzione di energia di una centrale idroelettrica a Iolotan, sul fiume Murghab (tra il 1905 e il 1915)».


Questa foto nel catalgo della Library of Congress è il risultato della ricostruzione automatica del 2004 di Blaise Agüeras y Arcas. L’altra versione è la ricostruzione fatta a mano nel 2001 da Walter Frankhausen.


La centrale idroelettrica Hindukush di Iolotan fu costruita nel 1909 sul fiume Murghab, nella Transcaspia (Закаспийская область), cioè nella parte sud-est della Turkmenistan moderna. Nel 1887, lo zar Alessandro III acquistò dalle tribù turkmene qui, nella vicinanza dell’antica città di Merv (oggi Patrimonio dell’Umanità) una vasta terra deserta, per creare lì il successore moderno della favolosamente fertile oasi di Merv. Con il trasferimento di coloni hohol – ucraini – sulle proprietà dello zar, si è creata una vasta azienda di modello, una sorta di tecnopoli, con estesa irrigazione, fiorente lavorazione del cotone, e altre industrie. La centrale Hindukush, la quale con la sua produzione di 1350 kW era la centrale idroelettrica con la più altra produzione della Russia degli zar, fu costuita per fornire la zona con elettricità. (A titolo di confronto, nel 1917 la potenza combinata delle migliaia di impianti idroelettrici della Russia era 19 MW.)

La centrale Hindukush in una cartolina inviata il 24 gennaio 1911. Dalla serie “Le viste della Turkestan”

Prokudin-Gorskij visitò la regione due volte, prima nel 1906-1907, poi nel 1911. Dal distretto di Merv abbiamo 68 delle sue fotografie: oltre alle rovine dell’antica città di Merv e le foto etnografiche dei pastori turkmeni, sono soprattutto le immagini delle terre e degli impianti di cotone, e della centrale idroelettrica. Quest’ulteriore, che lui ovviamente poteva fotografare solo durante la spedizione del 1911, figura in sei foto nella Library of Congress. Dal momento che l’album di registrazione composto dopo la spedizione non è sopravvissuto, il catalogo della Library of Congress non localizza la maggioranza di queste foto. Esse sono state identificate dal progetto internazionale «The Legacy of Prokudin-Gorsky».

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Nell’Ungheria dell’epoca solo la Fabbrica Ganz era in grado di produrre un alternatore tanto potente. L’azienda fu fondata nel 1845 dallo svizzero Abraham Ganz come una fonderia di ferro e fabbrica di macchine, la cui costruzione originale a Buda funziona dal 1964 come museo. Nel 1869 il suo successore, András Mechwart ampliò l’azienda con un reparto elettrico, e ne fece un’impresa di fama mondiale, uno dei più grandi gruppi di imprese della monarchia austro-ungarica. La Ganz & Co. Danubius Electric, Machine, Wagon and Ship Factory, Ltd. fornì macchine per tutta l’Europa e l’Asia. A Odessa anch’io ho visto vecchie gru navali prodotte da loro. Dopo la guerra l’azienda fu nazionalizzata, e nel 1959 si fuse con la vicina fabbrica di locomotive e vagoni sotto il nome Ganz-MÁVAG. Nella mia infanzia questo blocco di edifici dalle dimensioni di un intero quartiere a Kőbánya, alla periferia industriale di Budapest, era una città nella città, che dava lavoro a un grande numero dei lavoratori del distretto. Abbiamo già citato la Canzone su Lenin dal suo coro e orchestra. Poi con il cambio di regime nel 1989 l’azienda fu chiusa, poi venduta in perdita a investitori stranieri nel nome della cosiddetta privatizzazione, in cui io stesso ho partecipato come interprete per investitori italiani. Da allora l’enorme blocco è il più grande mercato cinese dell’Europa. La sua parte più preziosa è il piccolo ristorante cinese, che tuttora considero uno dei posti migliori della cucina cinese a Budapest.

Però la centrale idroelettrica di Hindukush a Joloten non è stato scosso dal cambio di regime. Lavora ininterrottamente da più di un secolo con il suo equipaggiamento originale, di cui nel 2011, appena cento anni dopo le foto di Prokudin-Gorskij, tinmekun ha pubblicato una serie di foto su yandex.ru. È ovvio, che nulla è cambiato nella sala macchine. Le stesse piastrelle, la stessa divisione delle finestre, gli stessi macchinari, le stesse luci abbaglianti sul pavimento. E anche la placca in ottone ha la stessa scritta come cento anni fa.




Ганцовская электр[отехническая] комп[анія] въ Будапештѣ – Fabbrica Elettrotecnica Ganz, Budapest

Tra l’altro, l’importazione delle attrezzature occidentali più moderne dall’Occidente non era una rarità nella Russia zarista. In un’altra foto di Prokudin-Gorskij vediamo una segatrice nella carpenteria della ferriera di Zlatoust, la quale fu prodotta, secondo la sua placca in ottone, a Berlin-Reinickendorf, solo un paio di fermate dell’S-Bahn da dove ora sto scrivendo. La fabbrica di Reinickendorf esiste ancora. Mi chiedo se anche quella di Zlatoust esiste, con la macchina nel suo interno.



Dell’altra foto di Prokudin-Gorskij connessa con l’Ungheria scriveremo in un altro post.

venerdì 14 agosto 2015

Segno fantasma


مرگ بر شاه marg bar shâh, morte allo scià. Ora, in luglio 2015. Trentasei anni dopo la rivoluzione. A Isfahan, nei vicoli dietro il bazar.

«Il quarantesimo giorno dopo i fatti di Qom, nelle moschee di molte città iraniane la gente si riunì a commemorare le vittime del massacro. A Tabriz la tensione crebbe fio al punto da provocare una rivolta. La folla sfilò in corteo per le strade, gridando: «Morte allo scià!» Intervenne l’esercito, la città affogò in un bagno di sangue. Centinaia di morti, migliaia di feriti. Passarono altri quaranta giorni, e le città ripresero il lutto: si commemorava il massacro di Tabriz. In una città – Isfahan – la folla disperata e inferocita scese nelle strade. I soldati accerchiarono i dimostranti e aprirono il fuoco. Nuovi morti costellarono il selciato. Trascorsero altri quaranta giorni, e stavolta in decine di città, folle in lutto si radunarono a commemorare i caduti di Isfahan.»
Ryszard Kapuściński: Shah in Shah, 1982


Canzone di lutto per l’Ashura su Abolfazl, fratello dell’imam Hussein, ucciso insieme a lui a Kerbala. Come l’abbiamo scitto prima, questo è l’evento definitivo del paradigma di martirio sciite.

Foto di Abbas (Magnum Photos), 1979

sabato 28 marzo 2015

Felicità


«Prima di morire voglio…»

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venerdì 27 marzo 2015

Segni


Tbilisi è una città che si trova sull’incrocio di culture, tra l’Occidente e l’Oriente, e forse va anche detto, tra Nord e Sud. I suoi vicini potenti da molto tempo erano avidi di averla, per secoli cercavano di impuntarsi qui. Come risultato, Tbilisi era assediata, distrutta e ricostruita più volte nel corso della sua storia.

Una passeggiata attraverso le parti centrali della città rivela alcune prove di questo, ma la maggioranza degli edifici – con l’eccezione di alcuni storici, soprattutto le chiese – sono relativamente nuovi, costruiti dopo la fine dell’Ottocento. La struttura più suggestiva ed evocativa della città è forse la rete di stradine che attraversano quartieri in declino, dove le riparazioni, se ci si bada, hanno una qualità decisamente improvvisata.

Questo atteggiamento quasi casuale si riflette anche nelle pareti degli edifici che adornano questa ragnatela di vicoli e stradine. Esse ci sorprendono non solo per l’abbondanza dei loro segni scritti a mano, ma anche per il modo come alludono, in forma di scorcio, alla storia profondamente stratificata e multietnica di questa vecchia città. Scritture, graffiature e segnali in almeno tre alfabeti e ancor più lingue accompagnano il passante in qualsiasi delle strade, dove gli sviluppatori di proprietà non hanno ancora preso piede.

Sembra una cosa delicata, quasi eterea, troppo fragile per credere che esisterà a lungo. A ogni angolo si aspetta che i fantasmi escono dall’ombra. Ma Tbilisi si sta sviluppando rapidamente, e per quanto tempo questi quartieri pittorici e ombrosi esisteranno, con i loro luoghi scuri e romantici, dove vecchie persone vestite in nero salgono lentamente sulle stradine sterrate, ragazzi giocano nella polvere, e gatti bagnano pigramente al sole, ciascuno se lo può immaginare.


Ensemble Soinari: Nobody refused. Dal CD Idjassi (2005)


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mercoledì 7 gennaio 2015

Grassroots

“MIA AMATA PATRIA.” Ho bisogno di volontari per la creazione di questo partito (centro-sinistra). Telefono.
(Lisbona, ieri)

Per creare un partito, si deve cominciare da qualche parte. Concretamente, al principio.

domenica 4 gennaio 2015

mercoledì 24 dicembre 2014

L’albero dei miracoli


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Roma, Stazione Termini

sabato 20 dicembre 2014

La eterna città


Per ordine di Monsignor Illustrissimo Presidente delle Strade si proibisce a qualunque persona di buttare immondezze in questo luogo sotto le pene emanato spedito sotto il dì 8 Settembre 1759.

Di ordine di Monsignore Illustrissimo, e Reverendissimo [Paolo] Passionei Presidente delle Strade si proibisce a qualunque persona di qualsivoglia grado, di gettare, e far gettare in questo sito e luogo immondezze di ogni sorte e di farvi il mondezzaro, sotto pena di scudi venticinque per qualunque volta, oltre l’altre pene, ad arbitrio di Sua Signoria Illustrissima, comminate nell’editto pubblicato li XX corrente, esistente negl’atti dell’Orsini Notaro delle Strade, al quale dato questo dì XXIIII. Settembre MDCCLXII

Per ordine di Monsignore Illustrissimo e Reverendissimo Presidente delle Strade si proibisce a qualunque persona di fare il mondezzaro e di gettare immondizie nel presente luogo sotto le pene come dall’editto emanato sotto il dì 5. giugno 1761 per gli atti de l’Orzini Notaro.

Di ordine di Monsignore Illustrissimo Presidente delle Strade si proibisce espressamente a tutte e singole persone di qualsiasivoglia grado che non ardischino di gettare o far gettare immondezze sotto qualunque pretesto tanto in questo luogo quanto nel cantone vicino sotto le pene contenute nelli bandi ed a tenore dell’editto pubblicato e qui affisso li 26 ottobre 1741.

Per ordine di Monsignore Presidente delle Strade si proibisce di fare il mondezzaro in questo luogo sotto pena di scudi quindici et altre pene in conformità dell’editto emanato li 22 maggio 1761.

Si prega di non gettare immondizie

Per cortesia, non gettare qualunque tipo di materiale, non è deposito AMA. Grazie

Si prega di raccogliere i bisogni propri

Non lasciare i rifiuti qui si riempie di topi, la raccolta viene fatta porta a porta. Grazie