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domenica 6 luglio 2014

Alla Mecca via Parigi

Iskander in pellegrinaggio alla Mecca. Ferdowsi, Shahnameh, manoscritto persiano copiato nel 1440, fol. 342. BnF

– E lei perché non va alla Mecca?
Di fronte al largo modello della Grande Moschea della mecca, alzo gli occhi. La coppia che sta davanti a me nella penombra della mostra «Hajj, il pellegrinaggio alla Mecca» nell’Institut du monde arabe di Parigi, mi guarda sorridendo.


– È un’esperienza straordinaria, l’abbiamo già fatto tre volte… La gente che viene da tutto il mondo, la fratellanza generale, la pace, è qualcosa che non si trova da nessun’altra parte. In realtà, dovrebbe andare lì, ciascuno può andare, lo sa…
Un’immagine mi viene in mente, l’autostrada, dove le corsie si separano – la Mecca dritto per i musulmani, e per i non musulmani, la prossima uscita a destra.
– Non credo che possa…Essi esitano. E con un sospiro:
– Ah, sì, è necessario essere musulmani…
La donna sorride a me come a un bambino ignorante, mentre suo marito continua in una voce morbida:
– Ma lo sa, è molto semplice. Una semplice formula da pronunciare, niente di più, nessun studio preliminare, nessuna cerimonia… Per lei, storica, dire che Maometto è un profeta… questo è una verità storica, giusto? Per lei non sarebbe difficile…
Una semplice formula. Una formalità, per dire così.Penso a Richard Burton che visitò la Mecca nel 1853 travestito da medico afghano. Sicuramente nessun’epoca è semplice, ma 2014 non sembra l’anno più facile per prendere la via del pellegrinaggio.

Carta, Turchia, 1650, Leiden, biblioteca universitaria

No, questo viaggio non era mai facile, ma durante i secoli sempre c’erano viaggiatori europei a visitare, descrivere, misurare, cartografare, fotografare i luoghi santi dell’Islam.

Alain Manesson Mallet, Description de l’univers contenant les différents systèmes du Monde, les cartes générales et particulières de la géographie ancienne et moderne, les plans et profils des principales villes et des autres lieux plus considérables de la terre, avec les portraits des souverains qui y commandent, leurs blasons, titres et livrées, et les mœurs, religions, gouvernements et divers habillements de chaque nation…, 1683, BnF. Questa veduta di Gerusalemme rappresenta i pellegrinaggi in primo piano in atteggiamento di adorazione.

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Per raggiungere la Mecca, questi viaggiatori dovevano essere accorti, superare con astuzia le trappole, far finta di convertire, a volte travestirsi, come Ali Bey el Abassi, che ha dato una conferenza sui suoi viaggi nell’Institut de physique di Parigi nel 1807.

Rapport fait à la classe des sciences physiques et mathématiques de l’Institut par le chevalier Badía, contenant un précis de ses voyages Afrque et en Asie

Domingo Badía y Leblich è nato a Barcelona nel 1767. Viaggiò in Africa e nel Medio Oriente fra 1803 e 1807, e poi nel 1817-1818. Travestito da musulmano e sotto il nome di Ali Bey el Abassi andò prima nel Marocco nel 1803 con il sostegno del segretario di Stato spagnolo Manuel Godoy, con l’obiettivo di conquistare il regno per la Spagna. Riuscì di ingannare sia il sultano Moulay Sliman, che i capi degli ordini religiosi. Quando già sentiva che la sua popolarità nel Marocco era tale da poter rovesciare il sultano e avere il potere, Ali Bey perdette l’appoggio delle autorità spagnole. Decise allora di intraprendere a proprio conto il pellegrinaggio alla Mecca.
Nella città santa fu accolto con onore a causa della nobile genealogia inventata da lui stesso, che lo collegava direttamente alla prestigiosa dinastia degli Abbasidi.
Ali Bey El Abassi (Domingo Badía y Leblich) (1766-1818), Voyages d’Ali Bey El Abbassi en Afrique et en Asie pendant les années 1803, 1804, 1805, 1806 et 1807, illustrato da Achille-Etna Michallon, (1796-1822), Didot (Parigi), 1814. Le immagini seguenti e il ritratto di sopra sono dello stesso libro.

Al suo ritorno in Europa la Spagna era occupata dalla Francia, e Napoleon fece salire sul trono so fratello Giuseppe Bonaparte. Ali Bey el Abassi, riconverso in Domingo Badía, si mise in servizio francese. Nel 1808, dopo il ritiro dell’esercito di Napoleone, Badía, considerato un traditore nella Spagna, fu costretto di andare in esilio a Parigi. Era lì che pubblicò nel 1814 sotto il suo nome di pellegrino il resoconto del suo viaggio nel Marocco e l’Oriente. Scritto in francese e riccamente illustrato, il libro fu subito tradotto in inglese, tedesco e italiano – ma mai in spagnolo.

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Ma gli europei hanno giocato un ruolo speciale nella storia del hajj non solo come partecipanti avventurieri, ma anche come rappresentanti d’autorità nei confronti delle popolazioni musulmane, in particolare i francesi nell’Africa del Nord. Dall’epoca napoleonica in poi, gli amministratori francesi in Egitto cercavano allo stesso tempo di facilitare e controllare il pellegrinaggio, per così garantirsi la cooperazione dei notabili locali.

Lettera del Generale Menou dalla sede di Cairo al Console della Repubblica francese nel Marocco, per garantire al sultano la sicurezza del viaggio a Jeddah via Alessandria, 1800.

Durante l’Ottocento, l’ascesa dell’imperialismo nelle regioni popolate da musulmani trasforma profondamente il contesto del pellegrinaggio, e pone i luoghi santi dell’Islam nel centro dell’attenzione internazionale. Dopo la conquista dell’Algeria nel 1830, la Francia ha ormai dei «sudditi musulmani», la cui vita religiosa farà parte della politica. Dopo il 1871 gli amministratori coloniali francesi sentono una grande tentazione di semplicemente vietare il pellegrinaggio. Nel clima dell’anticlericalismo generale dopo il ritorno della Repubblica nella Francia, le pratiche musulmane appaiono arretrate e superstiziose. Non riuscendo a impedire completamente il hajj, l’amministrazione regola il pellegrinaggio con dei permessi di viaggio, con il controllo del viaggio su terra e mare, e rafforzando le misure di sorveglianza sanitaria dei pellegrini. Così l’argomento delle epidemie nell’Hejaz o anche nell’India (la colera nel 1865 e tra il 1883 e il 1896, e la peste nel 1899) contribuirà a vietare il pellegrinaggio per diversi anni, e a introdurre il «libretto del pellegrino», una specie di passaporto di salute.

Divieto del pellegrinaggio per l’anno 1899, Gouvernement général de l’Algérie.

Corrispondenza relativa alla quarantena da organizzare per i pellegrini di ritorno dalla Mecca tramite il Canale di Suez, firmata dal medico d’igiene pubblica Adrien Proust, padre dello scrittore.

Visto che il Corano pone la partenza al pellegrinaggio sotto il segno di una libertà tripla, la libertà di sé, la libertà di movimento, e, infine, l’indipendenza finanziaria, dunque il possesso delle risorse materiali necessarie al viaggio, le autorità coloniali si basano su questi requisiti come precondizioni della concessione del passaporto. Questo serve per evitare il movimento dei poveri, che andrebbero mendicando lungo la strada del hajj, e che sono spesso considerati «clandestini», o «sans-papiers», come si direbbe oggi nella Francia.
Il permesso di viaggio di sotto, rilasciato a una donna che indossa un «tatuaggio sul volto» come segno distintivo, fa riferimento alla solvibilità del capofamiglia, e il suo impegno a rimborsare al potere coloniale gli eventuali costi del rimpatrio.


Istanza di Abdel Kader al Presidente della Repubblica Jules Grévy nell’interesse di una sottoscrizione pubblica nell’Algeria per la costruzione di una fontana nella Mecca, 1881.

L’evoluzione dei mezzi di trasporto che accompagna la conquista coloniale, rivoluzionerà le condizioni del viaggio alla Mecca. La ferrovia, fondata nell’Egitto negli anni 1850, permette l’accesso al Mar Rosso, da dove i pellegrini continuano il viaggio con il battello a vapore, appoggatio anche dall’apertura del Canale di Suez nel 1869. A cavallo del secolo le autorità ottomane, in risposta alla crescente influenza economica occidentale, decidono di costruire una linea ferroviaria da Damasco alla Mecca. Finanziata esclusivamente da capitale musulmano, e realizzata da ingegneri tedeschi, la linea si completa nel 1908, nel periodo della rivoluzione dei Giovani Turchi, e ben presto trova successo.

Deutsche Baghdad-Bahn, intorno al 1908.

Carta della linea ferroviaria Damasco – Mecca, Egitto, 1905.

Una stazione lungo la linea dell’Hejaz

Sul mare, le società britanniche o francesi offrono percorsi di navigazione da tutti i porti dell’Africa del Nord, Asia Minore e la costa siriana ad Alessandria o Port Said, da dove i pellegrini raggiungono tra il Canale o per ferrovia la città di Suez, il principale porto d’imbarco per Jeddah.

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Il paradosso di questo boom dei mezzi di trasporto è che esso favorisce il flusso dei pellegrini a un territorio proibito ai non musulmani. Le potenze coloniali osservano con ansia le masse di pellegrini entrare nello spazio chiuso dei luoghi santi, dove probabilmente incontrano idee ostili ai poteri coloniali, che poi porteranno con se e diffonderanno al loro ritorno.

O forse porteranno con sé solo dei souvenirs, i primi prodotti della nascente industria turistica?

Dodici viste di moschee lungo la via del pellegrinaggio, inclusa la Mecca, Medina e Gerusalemme. India, 19o secolo.

martedì 5 marzo 2013

Astrolabi, astronomi e osservatori

Aboû Moḥammad al-Qâsim ibn ʿAlî al-Ḥarîrî, Maqâmât, XIII secolo. Manoscritto arabo 3929. Parigi, Bnf.

Bastone in mano, cammina sotto le stelle. Da qualche parte nel deserto giallo della pagina due cani lo hanno aggredito. Questo manoscritto del Maqâmât di Aboû Moḥammad al-Qâsim ibn ʿAlî al-Ḥarîrî risale al XIII secolo, ha viaggiato molto, ha perso molte delle sue pagine e ha subito la sorte di tutti i libri – essere passato di mano in mano ed essere letto molto.

Aboû Moḥammad al-Qâsim ibn ʿAlî al-Ḥarîrî, Maqâmât, XIII secolo. Manoscritto arabo 3929. Parigi, Bnf.

Aboû Moḥammad al-Qâsim ibn ʿAlî al-Ḥarîrî, Maqâmât, XIII secolo. Manoscritto arabo 5847. Parigi, Bnf.

In definitiva, quello che ho trovato a proposito di questo meridiano tanto modesto di Tonnerre, mi ha lasciato con un sapore d’incompiutezza. Tutte queste immagini medievali, questi quadranti ed astrolabi, come anche i pozzi d’Eratostene, mi hanno sempre riportato alla memoria quella mostra erudita sulle scienze arabe, sei o sette anni fa, nell’Istituto del mondo arabo a Parigi – che pure mi ha lasciato con un sapore d’incompiutezza. Che sia impossibile parlare delle scienze antiche senza fare una deviazione al mondo arabo-musulmano, mi pareva già ovvio – ma questa conoscenza non si lascia scoprire senza difficoltà.
È giunto il momento di riprendere ciò che conosciamo.

1. Eratostene ha creato una prima rete di coordinate che permettevano di sviluppare delle tecniche di proiezione cartografica. Egli non fu l’unico: Marino di Tiro, alla fine del I secolo d.C, ha anch’egli cercato di misurare la Terra, ma nel redigere la sua carta si è basato su misure differenti  da Eratostene. La sua carta diventerà cinquanta anni dopo il modello della Geografia di Tolomeo. Sia Marino che Tolomeo sono partiti da un meridiano oltre l’Africa occidentale nel disegnare una rete di meridiani e paralleli equidistanti che formano dei rettangoli, e che danno una proiezione corretta al 36° parallelo, che corrisponde all’isola di Rodi, intorno alla quale si organizzavano tutte le terre conosciute, dalla costa atlantica alla Cina.

Al-Isthari (?-951), Trattato di geografia. Manoscritto del XVI secolo. Parigi, Bnf. La carta segue la proiezione di Tolomeo.

Claudio Tolomeo, Cosmographia, Jacobus Angelus interpres. Parigi, Bnf.
Questa rappresentazione del mondo secondo Tolomeo, redatto a Firenze fra 1451 e 1500, include la disposizione dei meridiani.

2. Sia Marino di Tiro che Tolomeo sono stati tradotti più volte in arabo dopo la seconda metà del VIII secolo. Il lavoro di quest’ultimo è stato riscoperto in Europa, a partire dal XII secolo, sotto il nome di Almagesto. Tutt’e due erano referenze importanti del grande geografo del X secolo, al-Masûdʿî.
Nello stesso periodo, biblioteche principesche e più modeste collezioni private hanno cominciato a crescere insieme alle «Case della Saggezza», come quella fondata da Hârûn al-Rashid alla fine del VIII secolo, o alle istituzioni di istruzione superiore che diventeranno le madrase a partire dall’epoca selgiuchida.


Tutti questi testi, come l’Almagesto, con i loro traduttori e commentatori eruditi, tutti circolavano attraverso il mondo musulmano.


3. Gli astronomi arabi e persiani, a sua volta, si sono dedicati a misurare la Terra e a misurare il tempo.
Hanno disegnato carte, e a volte anche meridiani. Hanno criticato le strategie d’osservazione di Tolomeo, e sviluppato degli strumenti che poi riprenderanno anche i nostri astronomi europei: strumenti di grandi dimensioni per le misure più precise, e astrolabi planisferici perfezionati rispetto al modello greco, affinché, in un contesto musulmano, si possa determinare la direzione della preghiera (qibla). Le stesse esigenze religiose stanno all’origine di una nuova disciplina, la misurazione del tempo (ʿilm al-mîqât), che porta alla realizzazione di orologi solari. Questi sviluppi dell’osservazione, come i modelli matematici coinvolti, portano alla critica dell’astronomia greca e soprattutto dell’Almagesto, e quindi preparano la rivoluzione copernicana del XVI secolo.


Abbiamo dunque trovato, se non il disegno di un meridiano sul pavimento, quello di un orologio solare, indispensabile per impostare il tempo per la preghiera.

E i meridiani?
Gli astronomi, i geografi e i matematici sono viandanti. Studiosi arabi, persiani, turcomanni, curdi, turchi, mongoli percorrono le strade da Damasco a Soltaniyeh, de Rey a Samarcanda. Viaggiano, si incontrano, chiacchierano, osservano.

Aboû Moḥammad al-Qâsim ibn ʿAlî al-Ḥarîrî, Maqâmât, XIII secolo. Manoscritto arabo 5847. Parigi, Bnf.


Per tracciare un meridiano, è spesso necessario iniziare con la costruzione di un osservatorio.
Prima dell’uso della camera oscura, l’osservazione del movimento delle stelle era possibile mediante l’uso di pozzi, non come fece Eratostene per misurare l’ombra del sole e quindi calcolare la lunghezza del meridiano, dunque la circonferenza della Terra, ma in ordine, per esempio, per osservare il movimento dei corpi celesti in pieno giorno, senza essere disturbati dalla luce.

Taqiy al-Din ibn-Maruf, Il pozzo d’osservazione azimutale d’Istanbul: Strumenti d’osservazione alle tabelle de Shâhinshâh, Turchia, 1580. Parigi, Bnf.

Ulugh Beg (1394-1449), nipote e secondo successore di Tamerlano è rimasto nella memoria storica meno per il suo ruolo di principe di Samarcanda, che come astronomo, matematico e costruttore di uno degli osservatori più antichi nel mondo musulmano.
Questo osservatorio è stato dotato di strumenti astronomici fissi, che impiegavano almeno 60 astronomi, o forse fino a un centinaio. Le loro osservazioni sono state effettuate su un lungo periodo, tra il 1420 e il 1437. Hanno definito la lunghezza esatta dell’anno solare – 365 giorni, 6 ore, 10 minuti e 8 secondi –, e hanno compilato un catalogo di 1012 stelle.

Il nipote di Temür Beg, Ulugh Beg Mirza, ha fatto costruire un grande edificio: l’osservatorio a tre piani sulla collina di Kuhak, utilizzato per compilare le tabelle astronomiche. Grazie a questo osservatorio, Ulugh Beg Mirza ha composto le Tabelle di Köregen, che sono attualmente in uso in tutto il mondo. Raramente si utilizzano altre tabelle. In precedenza si usavano le Tabelle dell’Ilkhan, compilate a Maragha da Khaja Nasir Tusï, sotto Hülegü Khan, chiamato Ilkhan. Probabilmente non si trovano più di sette o otto tabelle astronomiche in tutto il mondo. Una di queste è l’opera del califfo Mamun, chiamata le Tabelle di Mamun. Anche Tolomeo ne ha compilato una.
Babur, Memorie degli eventi dell’anno 903 (1498), Babur-Nama

L’osservatorio di Samarcanda era costituito da un edificio cilindrico, con una altezza di 30 metri e un diametro di 46, provvisto d’un enorme sestante di marmo, il «Sestante di Fakhri», con un raggio di circa 40 metri, consentendo misurazioni astronomiche di altra precisione durante il passaggio del Sole, della Luna e dei pianeti sopra il meridiano. Questo arco di 60° ha anche incluso delle scale su ogni lato per permettere il movimento degli assistenti durante le misurazioni.




Oggi in parte interrato, il sestante è ben conservato, mentre gli altri strumenti invece sono scomparsi. Quanto a Ulugh Beg, lui è stato assassinato dal proprio figlio.

Per il bene di questo mondo che passa in cinque giorni, lui ha assassinato un uomo tanto saggio e vecchio come suo padre. Il cronogramma della morte di Ulugh Beg Mirza è il seguente:

Ulugh Beg Mirza, oceano di scienza e saggezza
Che è stato il sostegno del mondo e della religione
Ha assaggiato il martirio per mano di Abbas
Queste lettere sono il cronogramma: Abbas m’ha ucciso.


Babur, Memorie degli eventi dell’anno 903 (1498), Babur-Nama.

Solo un oggetto alla fine. Questo non è un astrolabio, anche se è sferico ed è attraversato da una barra mobile, un’alidada. Si tratta di una rappresentazione matematica del mondo musulmano che permette d’identificare le grandi città e la loro situazione rispetto alla Mecca. La Mecca è nel centro, e le posizioni delle centocinquanta città sono indicate dalle loro coordinate. Il movimento dell’alidada permette di determinare per ciascuna città la direzione della Mecca, grazie alla graduazione attorno allo strumento. È anche segnata la distanza fra ciascuna città e la Mecca. Una bussola è stata aggiunta al lato inferiore dell’oggetto. Lo strumento si basa sulle tabelle astronomiche compilate in base alle osservazioni d’Ulugh Beg a Samarcanda. Ci sono solo due copie di questo tipo di mappa – perché questo oggetto è una mappa –, trovate nel 1989 e nel 1995.

Mappa del mondo musulmano, centrata sulla Mecca. Iran, XVII secolo. Kuwait, collezione al-Sabah, Dar al-Athar al-Islamiyyah.

mercoledì 13 febbraio 2008

Addio

Ibn al-Labbâna (11° sec.):   Maiorca


مدینة میورقة     


بلد اعارته الحمامة طو قها
      وکساه حلة ریشه الطاووس
وکانما تلك المیاه مدامة
      وکان قیعان الدیار کئوس


Medina Mayurqa

Questa città ha preso dalla colomba il suo collare
       e il pavone la ha vestita con le sue plume.
L’acqua delle sue fontane è come il vino
       e i suoi cortili sono simili ai calici.