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venerdì 1 gennaio 2016

Vi auguro libertà


Così iniziano gli auguri di Capodanno del popolare fotoblogger russo Ilja Varlamov. Lui, naturalmente, subito si spiega, affinché nessuno lo fraintenda:

«La macchina è libertà. Senza libertà non andiamo da nessuna parte al giorno d’oggi. Nell’anno nuovo vi auguro buono e comodo trasporto pubblico, sicure infrastrutture di ciclismo, ampi e puliti marciapiedi, zebre corrette, e, naturalmente, strade senza ingorgi, dove si può guidare rapidamente e facilmente. Vi auguro libertà, comfort e sicurezza in tutte le città. Questo non è pura fantasia. Questo sarà sicuramente così, sia a Mosca che nelle altre città.»

Le immagini del post, non privo di sfumature, tuttavia presentano, com’è lontana al momento la realtà  da tali condizioni ideali. Noi invece siamo affascinati – soprattutto dopo il post di Boris Indrikov, dove la bicicletta diventa un simbolo di libertà – dalla prima foto, la bicicletta solitaria sulla strada trascurata, ma deserta, con la prospettiva infinita, nella direzione opposta alla massa di autoveicoli che strisciano o piuttosto stanno fermi nella strada a senso unico. Alla metafora, se volete, si può anche aggiungere che nella data situazione è la ciclista che fotografa le macchine e il contesto, e non viceversa. Questa libertà auguro a tutti voi nell’anno nuovo.

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domenica 25 maggio 2014

Transizione: Europa dal Nord al Sud

Leopoli (Galizia, una volta Impero Austriaco, poi Polonia, più tardi Unione Sovietica, ora Ucraina), verso 1900, di qua

Rovigno (Istria, una volta Impero Austriaco, poi Italia, più tardi Jugoslavia, ora Croazia), 25 maggio 2014

lunedì 8 luglio 2013

Bici alla dacha

Tre famiglie alla dacha. Governorato Smolensk, 1916

Alla mania della bicicletta a cavallo del secolo scorso.

«Al giorno d’oggi è difficile da immaginare, che nel primo trimestre del 20° secolo abbiamo vissuto cinquanta verstas dalla stazione ferroviaria, senza elettricità e telefono. La radio non esisteva nemmeno in idea, nessuno ha visto una macchina in quel luogo, e quando i primi ciclisti sono arrivati da noi e da Yuryev, le donne nel villaggio si sono strette alle palizzate e si sono incrociate, i bambini hanno lanciato pietre su di loro, i cani li hanno inseguito con abbaiare furioso per tutto il villaggio, e nel villaggio la bicicletta si chiamava чертов конь, il cavallo del diavolo, e чертово колесо, la ruota del diavolo.»

Tatiana Shcepkina-Kupernik (1874-1952) scrittore e traduttore di teatro: Из воспоминаний (Ricordi), 1959


«Ora è in buona salute, va in bicicletta tutto il giorno, e per questo sono molto preoccupata, perché tutti dicono che è dannoso. Il dottore esce tutti i giorni, esamina papà, ma non ha trovato nessun cambiamento negativo.»
Lettera di Sofia Andreevna Tolstaia al figlio, Lev Tolstoi il giovane, 1895

«Tolstoi ha scritto ogni mattina, poi ha giocato a tennis ed è andato in bicicletta. Sofia ha fatto alcune foto di lui durante questo suo divertimento recente. Un’immagine mostra entrambi: Sofia sta non molto lontano, e guarda con amore al marito. Il sessantaseienne Tolstoi aveva una vera passione per il nuovo divertimento. e Sofia gli comprò una bicicletta, con la quale ha fatto lunghi viaggi sia in città che fuori.»

Alexandra Popoff: Vita di Sofia Tolstaia, 2012 (sull’anno 1896)


Ma il villaggio di Shcepkina-Kupernik era forse un po’ arretrato. In effetti, nella pittura di Alexei Korzuhin, Petrushka è qui! vediamo la bici alla dacha già nel 1888.

E quando ha raggiunto la bicicletta il vostro paese? Quali tracce ha lasciato nella letteratura?