venerdì 16 agosto 2013

Un giorno qualunque


Alla fine del 1942 nessuno aveva ancora previsto la sconfitta di Stalingrado nel gennaio 1943 e la successiva svolta della guerra. Tuttavia, il fronte orientale era sensibilmente in fase di stallo, gli obettivi fissati nello slancio della primavera non si sono raggiunti, e il ministero della propaganda tedesca ha giudicato opportuno rassicurare l’entroterra che niente di nuovo sul fronte orientale. Perciò il 22 ottobre la rivista della propaganda ufficiale, la Berliner Illustrierte Zeitung ha pubblicato un rapporto illustrato su un giorno qualsiasi della dicianovenne Inge B., che è venuta alla pacificata Kiev tedesca come segretaria di una società industriale tedesca.



L’elegante e fiera Inge è arrivata a Kiev con il treno del pomeriggio da Leopoli Lemberg, la sede del Distrikt Galizien. L’articolo sottolinea che il giovane facchino ucraino le racconta in tedesco rotto come i sovietici in ritirata fecero saltare la strada principale.


Inge prende alloggio nel Hotel Kiev, che è sfuggito alla devastazione della guerra. La gonna, tirata su insolitamente alta nella stampa tedesca di buona moralità è legittimata dall’intima solitudine della camera d’albergo, mentre la lettura della stampa tedesca ufficiale anche nell’intima solitudine della camera d’albergo testimonia la buona moralità di Inge.


I negozi di moda, come qualsiasi altro negozio nella Kiev tedesca, sono ben forniti di beni, anche se Inge, secondo l’articolo, dichiara l’assortimento disusato del negozio di cappelli ucraino «un antiquariato».


Fortunatamente ci sono anche negozi che offrono esclusivamente dei prodotti tedeschi, e che sono ancora meglio forniti che gli altri, già ben forniti negozi di Kiev.


Inge prana nel ristorante del Deutsches Haus. Il ristorante con 2000 posti a sedere (!) è frequentato principalmente da soldati (si guardi l’acconciatura) e i membri dell’amministrazione della città, ma le cameriere sono ucraine.


Andare alla spiaggia dopo pranzo fa certamente parte di un giorno qualunque. La sabbia bianchissima della riva del Dnepr non rimane addietro a quella del Mar Baltico. La palla in volo appena è entrata nel ritaglio. La chiesa di S. Andrea nel sottofondo, poco fa Museo dell’Ateismo, è stata restituita a scopi ecclesiastici dai tedeschi.


Dopo la spiaggia, un caffè è indispensabile. Le terrazze del Café «Le Scale del Dnepr» offrono una vista vertiginosa sul fiume e la città.


Qui finisce il consumo spettacolare, destinato ai lettori tedeschi. Nell’ultima foto Inge va a lavorare. Nella foto non è il suo posto di lavoro che vediamo – che, essendo una società industriale, doveva restare un segreto anche per i lettori tedeschi –, ma l’edificio che doveva necessariamente figurare in ogni rapporto sulla Kiev tedesca: la sede della Generalkommissariat Ukraine al Bismarckstraße.


Nell’epoca sovietica quest’edificio era la sede del Partito comunista ucraino, e ora è l’ufficio del presidente dell’Ucraina. Nel montaggio di tempo di Sergei Larenkov sulla Kiev occupata e moderna, le bandiere dello stato ucraino indipendente fluttuano di fronte a quella dell’ex-alleato. La storia va avanti.


mercoledì 14 agosto 2013

Crimea


Patrimonio di Bachcisaraj

Un venditore di fagioli tartaro sul mercato di Bachcisaraj, anni 1920. Foto di Useyn (Hussein) Bodaninsky. Dalle foto d’archivio del museo tartaro di Bachcisaraj, vendute su cartoline.

Quando il Khanato Tartaro di Crimea, a seguito della guerra russo-turca del 1768-1774, fu annesso alla Russia, la penisola era prevalentemente abitata da tartari, con popolazioni minore greche e armene nelle città costiere. Ma la loro proporzione è gradualmente diminuita nei prossimi due secoli. Molti di loro – secondo alcuni, la metà dei tartari – sono fuggiti in Turchia durante la guerra russo-turca e la guerra di Crimea, mentre il governo ha iniziato di stabilire nella Crimea sia russi che cristiani in fuga dai Balcani: bulgari, valacchi e greci. Nell’Ottocento sia il governo russo che la chiesa ortodossa hanno sottolineato e promosso il passato greco e bizantino cristiano della penisola, e anche la serie di splendidi palazzi nobiliari e imperiali lungo la costa meridionale da Sebastopoli a Yalta ha rafforzato il carattere russo della Crimea.

Il risveglio della cultura tartara si è iniziato negli anni 1880, principalmente a causa di İsmail Bey Gaspırali (in russo Gasprinsky, 1851-1914) da Bachcisaraj, che ha dedicato tutta la sua vita alla modernizzazione dell’istruzione e della cultura tartara, e alla solidarietà tra i popoli turchi in Russia. L’influente rivista Terciman (Interprete, 1883-1918), fondata da lui, ha raggiunto tutti i popoli turchi dell’impero, divenendo ovunque una forza trainante della cultura locale. Come lo ha scritto il necrologio di Gaspırali, pubblicato nel numero 202 (1915) della rivista:

«Sí, la Terciman è la nostra letteratura nazionale, la nostra istruzione nazionale, il tesoro della nostra storia nazionale moderna. Abbiamo una biblioteca pubblica nazionale? Abbiamo un museo pubblico nazionale? Abbiamo un’accademia pubblica nazionale? Quello che abbiamo sono i ventitre volumi della Terciman. Questo è il nostro grande tesoro nazionale.»

A destra: İsmail Bey Gaspırali. A sinistra: Vignetta dalla rivista satirica Molla Nasreddin: Gaspırali (con la Terciman e il moderno abbecedario tartaro nella mano) di fronte ai nemici del progresso.

La creazione delle istituzioni elencate nel necrologio è divenuta il compito della generazione dopo Gaspırali. Tra queste, la creazione di un museo tartaro è stato intrapreso da Useyn (Hussein) Bodaninsky (1877-1938). Figlio di un insegnante tartaro, si è laureato anche lui presso la facoltà di formazione per insegnanti tartari a Simferopol, cioé Akmescit. Dal 1895 al 1905 ha studiato a Mosca presso la famosa Università d’Arte e Industria, fondata nel 1825 dal barone Stroganov, poi ha trascorso alcuni anni a Parigi, diventando tra il 1911 e il 1916 un rinomato e ricercato interior desiger e decoratore in San Pietroburgo. Nel 1916 è tornato nella Crimea, dove è stato nominato direttore del Palazzo del Khan a Bachcisaraj. Qui ha fondato il museo tartaro, che ancora oggi funziona nel Palazzo.

Nei primi anni 1920 Bodaninsky e i suoi colleghi sono stati i primi a raccogliere materiale etnografico e storico dei tatari di Crimea. Lo hanno realizzato con un tale sforzo, come se sapessero che non avevano molto tempo. Hanno effettuato una lunga serie di scavi archeologici nelle città rupestri abitate dai tartari nel 16° secolo e nelle ex cimiteri, e hanno sistematicamente fotografato i tradizionali villaggi, artigianato, feste e costumi dei tartari. Nelle loro foto si riconoscono ancora i tratti principali della Bachcisaraj moderna, ma senza queste foto non si potrebbe più concepire la vita di una volta in questa città, il centro culturale dei tartari di Crimea.

Bakhcisaraj, anni 1920

Nel 1934 Bodaninsky è stato dimesso dal museo. Negli anni successivi ha vissuto da opere decorative a Mosca e Tbilisi. È là che fu arrestato, e il 17 aprile 1938 giustiziato a Simferopol su accuse inventate. Il luogo della sua tomba è sconosciuta, e non è mai stato riabilitato. Il 18 maggio 1944 l’intera popolazione tartara di Crimea fu deportata in Uzbekistan, dove nei primi due anni quasi la metà di loro sono morti. Le loro case sono state occupate da nuovi coloni russi e ucraini. Dalla loro cultura materiale ci è rimasto solo quanto Bodaninsky e i suoi colleghi sono riusciti a raccogliere in due decenni, e quanto si vede in queste immagini.

Conciatore, Bachcisaraj, anni 1920


Filatore, Bachcisaraj, anni 1920


Tessitore, Bachcisaraj, anni 1920


Tessitore, Bachcisaraj, anni 1920

sabato 10 agosto 2013

Coloniale


Passeggiando a Praga, uno non necessariamente vedrà i segni dell’«altra città» di Ajvaz (cinque giorni sono troppo pochi per quello), ma nei dettagli e nell’atmosfera ci si trova qualcosa da altre città, soprattutto da Vienna e Budapest. Anche negli edifici moderni, come se il senso di appartenenza avesse segretamente sopravvissuto al crollo del mondo pre-1918, o, in spregio del collapso, avesse creato anche molti anni più tardi delle piazze e edifici dello stesso stile, come la Piazza Széna di Budapest e l’Anděl di Praga. Per questo era tanto più sorprendente, quando ho inciampato in un segno tangibile di quest’unità di una volta, nel Piccolo Quartiere di Praga, non lontano dall’angolo dell’Újezd e la Petřinska:


Non sono riuscito a chiarire che cosa si trovava al posto del negozio attuale (forse i nostri lettori potranno dire di più su di questo). Probabilmente un semplice coloniale, un negozio di alimentari, come il mio nuovo conoscente, Jakub ha suggerito, anche se alla prima vista mi pareva un negozio di liquori. In ogni caso, ha una sorprendente somiglianza con altri fossili della Monarchia, come le già citate iscrizioni di Leopoli.